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Fabio Carbone
Mining di bitcoin

Il 65% degli impianti dediti al mining di bitcoin si trovano in Cina e praticamente tutte le società produttrici di ASIC miner sono cinesi. Bastano queste due informazioni per capire che se l’effetto del coronavirus dovesse protrarsi oltre la data del 10 febbraio (l’estensione delle vacanze del Capodanno cinese imposte dal Governo per contrastare la diffusione dell’epidemia), la situazione potrebbe farsi complicata anche per il mining di bitcoin.

Stop alla produzione degli ASIC miner

Tutte le maggiori aziende produttrici di ASIC miner resteranno ferme fino al 10 febbraio, per poi riprendere la produzione dei dispositivi. Questo prolungamento forzato delle ferie ha costretto le società a riprogrammare la consegna dei dispositivi ai rispettivi clienti, i quali sono stati avvisati via email che dovranno pazientare un po’ di più prima di ricevere i loro tanto desiderati ASIC miner di BTC.

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Ciò che preoccupa PandaMiner, Bitmain, Canaan e le altre, è il rischio di una ulteriore proroga delle festività o il blocco della circolazione delle merci. Molte città sono infatti in quarantena forzata o hanno scelto di mettersi in quarantena per ridurre il rischio di contagio.

Una azienda che non abbiamo ancora citato, InnoSilicon, ha la sua sede a Wuhan epicentro del coronavirus. Potrebbe risultare la più colpita dallo stop alla produzione perché la città vive una paralisi quasi completa.

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La preoccupazione dei produttori

I produttori sono ovviamente preoccupati dal calo produttivo e anche dall’ipotesi di un calo negli ordini. Nelle ultime settimane la psicosi ha colpito non poco l’acquisto di prodotti provenienti dalla Cina. I miners potrebbero lasciarsi sopraffare dall’inutile paura che il coronavirus possa annidarsi tra le ventole e i dissipatori degli ASIC miner (sarebbe davvero il colmo).

La preoccupazione dei miner

In particolare i grandi miner sono preoccupati dal ritardo nelle consegne perché hanno delle sostituzioni di ASIC miner programmate da rispettare.

Tendenzialmente ogni 4 – 6 mesi gli ASIC miner diventano obsoleti, per la continua crescita della difficulty che costringe i miner ad acquistare dispositivi sempre più potenti.

Se la produzione si dovesse fermare a lungo o le consegne dovessero ritardare per difficoltà nella catena di fornitura, i grandi miner potrebbero ritrovarsi in seria difficoltà.

Le conseguenze per la difficulty

Se la produzione di ASIC miner dovesse rallentare significativamente, la difficulty potrebbe subire non solo una battuta d’arresto ma addirittura un decremento.

Non si tratterebbe della prima volta che la difficulty sulla rete Bitcoin fa un salto indietro, è già successo più volte. L’8 novembre 2019, ad esempio, la difficulty è diminuita del -7,1%, mentre il 3 dicembre 2018 la diminuzione fu addirittura del -15,13%. In quest’ultimo caso a giocare un ruolo fondamentale ci pensò il tonfo del prezzo del BTC, che in quel periodo raggiunse il minimo dell’anno mandando in perdita gran parte dell’attività di mining dei medio piccoli.

Le conseguenze del coronavirus sull’halving di maggio

La nuova data dell’halving bitcoin è fissata per il 12 maggio, mancano quindi circa 95 giorni al taglio della produzione di BTC sulla rete, emessi sotto forma di remunerazione per i miner.

Se però il coronavirus dovesse far scattare tutte le variabili negative presentate nei paragrafi precedenti, anche la data dell’halving potrebbe slittare di qualche giorno. Ricordiamo, infatti, che nella seconda metà del 2019 la data dell’halving cadeva intorno al 24 maggio, ma il continuo aumento della difficulty ne sta accorciando i tempi… coronavirus permettendo.

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