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Fabio Carbone
minibot

Da alcuni giorni va avanti la discussione nel Governo sui minibot come soluzione per pagare i crediti che la Pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese italiane e che non si sa in che altro modo pagare.

La soluzione emersa già prima che il Governo giallo-verde ascendesse alla guida del Paese, sarebbero dei titoli di stato cartacei spendibili in Italia per acquistare beni e servizi.

Sulla proposta dei minibot si è già pronunciato il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi il quale ha affermato:

“I minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale”.

Anche il ministro all’Economia Giovanni Tria è intervenuto sulla questione con un parere negativo, ed ha affermato che:

“Questa è una cosa che sta nel loro programma: il ministero dell’Economia ha girato un parere negativo”.

Tria ne ha parlato a margine del G20 finanziario in corso a Fukuoka e sostanzialmente ha appoggiato Draghi, ribadendo che i minibot sarebbero ulteriore debito e quindi “non servono”, e se invece interpretati come valuta, “non possono essere fatti” perché ci sono i trattati internazionali.

Il Trattato europeo, infatti, vieta ai Paesi membri dell’UE di coniare una moneta parallela all’euro.

Chi sostiene i minibot

La Lega Nord sostiene i minibot, e ne ha addirittura fatto uno dei suoi punti principali del programma di governo (ma non è incluso nel Patto di governo con il M5S).

Il più aperto sostenitore è l’onorevole Claudio Borghi, attuale presidente della commissione Bilancio della Camera, secondo il quale “non sono una moneta” e nemmeno “sono debito”, secondo la sua interpretazione i minibot non sono “nuovi debiti, perché derivano da debiti già esistenti che lo Stato ha verso i fornitori e i cittadini”.

Borghi è convinto che l’espediente darebbe una spinta ai consumi interni, perché “essendo cartacei non possono essere spesi in giro per il mondo o su Amazon, ma saranno impiegati per l’acquisto nel commercio al dettaglio: negozi, bar, ristoranti”.

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L’analisi dell’esperto

Il docente della Bocconi Tommaso Monacelli ha fatto una analisi puntuale dei minibot su La Voce, definendoli “una favola”.

Secondo il professore, “nella migliore delle ipotesi i minibot sarebbero del tutto inutili perché incapaci di risolvere il problema reale dei debiti della PA”. Non solo, sarebbero anche un cattivo segnale dato all’Europa ed ai mercati, perché “nascondono possibili scenari di uscita dell’Italia dall’euro”.

Come funzionano i minibot?

Cosa sono e come funzionano i minibot e perché sono così pericolosi?

I minibot dovrebbero rappresentare una passività dello stato, ed essere emessi nella forma di piccoli tagli da 10 euro, 50 euro e 100 euro. Titoli emessi senza tasso di interesse e senza riportare una scadenza.

Come si potrebbero usare i minibot:

  1. per pagare le tasse;
  2. usati per riscuotere i crediti dalle PA;
  3. come moneta parallela.

Nel primo caso siamo in presenza di una sorta di sconto sulle tasse fatto al contribuente, uno sconto che lascerebbe le casse dello Stato vuote, costringendolo a fare spending review o a creare nuove tasse da qualche altra parte.

Nel secondo caso le aziende che vantano crediti nei confronti delle PA potrebbero benissimo essere pagate emettendo un nuovo buono del tesoro, senza dover ricorrere ai minibot.

Nel terzo caso, saremmo in presenza di una vera moneta parallela, perché il titolo cartaceo non ha scadenza ed è senza tasso d’interesse.

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