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Lorenzo Cuzzani
Partner di Libra coin

Dal giorno del suo annuncio, Libra non ha fatto che attrarre le luci dei riflettori mediatici.

Quel che rileva oggi è riportare un’analisi effettuata dal New York Times in relazione all’evoluzione della cripto di Facebook, volta a chiarire molte zone d’ombra attorno a essa.

Una disamina da documentare perché fornita dal primo giornale di New York, ma da cui tuttavia si prendono le distanze in termini di effettività. Il perché sarà noto al lettore in via di lettura.

Secondo quanto riportato dalla testata della grande mela, Libra esiste solo a livello di white paper, quindi dichiarazione d’intenti e progettualità. Un progetto che sarà compiuto nel 2020 e nonostante consti di 29 promotori e finanziatori, la dimensione attuale dello stesso oggi si riduce a un memorandum of understanding.

 Il che implica una certa cautela figlia di una profonda consapevolezza della portata di un simile progetto, volano di effetti sistemici che se da una parte attraggono investitori, dall’altra provocano una congrua quota di avversione.

Quando non è scetticismo.

Secondo la ricostruzione giornalistica d’oltreoceano, la base di Libra sarebbe tutt’altro che solida e la stessa cripto sarebbe invisa a molti che non vedrebbero di buon occhio questo collegamento tra Facebook e l’evo cripto.

Giova ricordare che quanto sostenuto sopra è emerso da fonti anonime e non citate dal N.Y.Times, per cui risulta comunque difficile verificare l’attendibilità di simili rumours, che appaiono più atti a screditare per fini qui ignoti che a documentare una reale situazione in essere.

Sempre secondo il report newyorchese, sette partner su 29 avrebbero chiarito come la propria accettazione a una determinata progettualità sia da ricondurre a un accordo formale, cui ancora non è seguita una pratica sostanziale e un complemento concreto della vicenda.

Sempre secondo il New York Times, mancherebbe la dimensione sostanziale in toto, non essendo presenti l’associazione, la criptovaluta e un sistema regolamentare di supporto.

La Vecchia signora in grigio si lancia ancor più in ipotesi, suggerendo come Facebook stia utilizzando questa iniziativa per sondare il terreno e vagliare opinioni e pareri di partner e soggetti interessati, attendendo il responso fondamentale di legislatori e mondo finanziario.

Un momento quindi di studio e attesa, in cui il gruppo dei 29 potrebbe consolidarsi o ridursi secondo opportunità d’investimento e ritorno dello stesso.

Il N.Y. Times inaugura il novero di dubbi e detrattori di Libra ponendo al centro il governo degli Stati Uniti d’America, restio ad accettare che una partnership così estesa e posta in Svizzera possa istituire una valuta.

Non ultimo, il presidente Donald Trump si è espresso nel merito, come riportato qui.

Aggiungiamo noi che anche la Banca dei Regolamenti Internazionali (la banca delle banche centrali) ha chiesto chiarimenti significando perplessità in merito, trovando in Domenico Gammaldi, Direttore Superiore del Servizio Supervisione sui Mercati e sul Sistema dei Pagamenti della Banca d’Italia, un fermo sostenitore.

Il quadro che ne deriva configura una situazione di attesa più che di ostracismo, un momento in cui organi di vigilanza, governi, grandi gruppi finanziari, investitori, sistema bancario e che più ne ha più ne metta, abbiano il tempo di valutare la reale fattualità di Libra per operare scelte che proietteranno la cripto di Facebook in un nuovo evo moderno o nel cumulo dei progetti morti e sepolti.

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