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Lorenzo Cuzzani
Investire criptovalute Bitcoin

Nei giorni precedenti riportavamo il novero di soggetti che per un motivo o per l’altro mettessero in dubbio la legittimità, la fattualità, l’opportunità di Libra.

Tra gli altri, facevamo anche menzione della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), la banca centrale delle banche centrali che espleta funzione di cooperazione tra gli enti centrali e si pone come agente o mandataria nei pagamenti internazionali che le sono affidati.

Risulta interessante approfondire proprio il contributo della BRI in riferimento alla delicata vicenda della cripto di Facebook, analizzando una disamina tecnica fornita dall’organizzazione internazionale con sede a Basilea, che approfondisce sia le prospettive, sia le criticità.

Per dovere di cronaca è opportuno chiarire che la BRI non richiama espressamente Libra (se non a fine documento), ma trattando nel dettaglio l’argomento big tech con riferimento successivo all’universo criptovalutario, appare quasi diretto il riferimento al progetto dei 29 promotori.

Prendendo le mosse dal concreto sviluppo del mondo bancario, si focalizza l’attenzione sull’orientamento sempre più digitale che questo seguirà, per non dire che una simile direzione non sia già stata presa.

In un contesto del genere, Libra sembra quasi un punto sia d’arrivo sia di partenza.

S’inserisce perfettamente nel contenuto del report “Opportunità e rischi”, studio che vuole sottolineare come il comparto big tech a completamento del settore finanziario sia un passaggio non indifferente anche per il conglomerato bancario nel suo complesso, volano di sinergie importanti che arricchirebbero la sistematica delle transazioni.

D’altra parte, non manca un ammonimento riguardo una vocazione “predatoria” dell’evo tecnologico, intrinseca nella strumentazione sempre più all’avanguardia ed estrinsecata in una minaccia per l’utenza che può essere scongiurata solamente grazie a una seria ed efficiente regolamentazione che disciplini nel dettaglio i servizi digitali forniti dalle banche.

L’avvertimento di cui sopra è da inquadrarsi nella premessa strutturale operata riguardo il funzionamento della fintech.

Le criptovalute si fondano su un tessuto di dati che oggi costituiscono il bene primario per ogni tipo di settore: le informazioni.

Senza tirare in ballo esempi sotto gli occhi di tutti (Cambridge Analytica è solo il più eclatante), è chiaro come le informazioni siano un bene davvero indispensabile per raggiungere qualunque tipo di risultato. Questo impreziosisce l’attività di provider vari, social network e chi più ne ha più ne metta.

Il tutto porta a comprendere la portata dei big data che pongono le grandi aziende di settore in una posizione di supremazia, avvantaggiandosi dell’elevata scalabilità di questi dati che possono essere usati per offrire nuovi servizi nell’alveo del settore finanziario.

Il problema che qui si pone è la tutela del consumatore e non solo, dal momento che chiamando in causa il risparmio e i suoi derivati, si entra in un ambito in cui la solidità dei conti e la rispettiva sicurezza siano elementi fondanti e fondamentali per garantire una corretta pratica di gestione.

Per questo motivo la Banca Centrale dei Regolamenti ammonisce sul rischio del “codice sorgente” attraverso cui tutta la tecnofinanza si basa, enucleando tale fattore come rischioso e non propriamente adatto a conformarsi con il mondo bancario, seppur non escluda una certa complementarità che si fondi su un’implementazione tecnologica.

Un’ottimizzazione che sicuramente non può arrivare in tempi brevi.

Domani approfondiremo questa complementarità senza dimenticare i rischi specifici insiti in una operazione del genere.

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