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Fabio Carbone
Titoli di stato

Come finanziare l’Italia che per 2 mesi si è chiusa in casa ed ha “rallentato il suo motore economico per ripartire più forte domani”, come ebbe a dire Conte presentando il Dpcm del 17 marzo 2020?

Questo è il drammatico quesito a cui l’Europa ha deciso di dare una risposta, non per l’Italia ma per tutti i Paesi UE che stanno come lei, con il MES e la linea di credito sulle spese sanitarie senza condizionalità, più il Recovery Fund e il SURE: questi ultimi due non ancora ben definiti e in alto mare, potrebbero arrivare anche il prossimo anno.

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La proposta dei Titoli patriottici

In Italia alcune forze politiche e l’ex ministro all’Economia Giulio Tremonti pensano invece che sarebbe meglio se facessimo tutto da soli, senza scomodare nessuno in Europa e quindi emettendo edizioni speciali di Titoli di Stato per finanziare le spese sanitarie, per finanziare le imprese in ginocchio e per finanziare la ripresa. Un po’ come fu fatto da Cassa depositi e prestiti nell’immediato secondo dopo guerra utilizzando i fondi degli italiani con l’aggiunta del piano Marshall che metteva fondi a disposizione per la ricostruzione attraverso la Banca mondiale e il FMI.

Ma erano altri tempi, perché oggi per lo mezzo c’è l’UE fondata 70 anni fa e la BCE con i suoi vincoli. La Banca centrale europea potrebbe non accettare mai che l’Italia si metta a “stampare” titoli di stato per risolvere i suoi problemi interni, potrebbe essere considerata una forzatura dei trattati. Non potendo stampare nuova moneta perché la politica monetaria è nelle mani del SEBC, infatti, ecco che la soluzione pensata da Tremonti sarebbe quella di stampare titoli per fare più debito in un momento in cui i vincoli di stabilità al bilancio è stato sospeso dalla Commissione UE.

Secondo il parere di Renato Brunetta la proposta sarebbe “un rimedio peggiore del male”.

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L’oro alla patria

Brunetta sull’Huffington Post ha considerato la proposta una follia perché prosciugherebbe le casse delle banche e renderebbe il sistema illiquido, perché verrebbero vincolate le risorse finanziarie che gli italiani detengono nei conti correnti: denaro che le banche usano per la leva finanziaria.

Serve invece lo sconto fiscale afferma Brunetta, serve lo strumento noto come Conti individuali di risparmio (CIR), con cui viene concesso al risparmiatore un sistema di risparmio fiscale.

Se si operasse diversamente, scrive ancora Brunetta, “si cambiano le caratteristiche strutturali del debito pubblico italiano, creando emissioni non fungibili con quello già emesso”.

Non ci resta che il Recovery Fund…

Non resta che il Recovery Fund per finanziare l’Italia, ma quando tale strumento sarà davvero disponibile?

Quello che è noto è che dovrebbe essere finanziato dal Bilancio europeo 2021-2027, il quale non è stato ancora approvato dagli Stati UE. Una vicenda quest’ultima risalente a prima della crisi Covid-19.

Oltre ciò non è noto in definitiva quanti fondi conterrà davvero il Recovery Fund, perché alcuni stati vorrebbero che contenesse poche risorse, altri vorrebbero che si trattasse di un piano pluriennale per spalmare le risorse su più anni a venire.

Concludendo

L’oro alla patria non è la soluzione, chiedere prestiti significa fare debito, altri strumenti all’orizzonte non se ne vedono…

Un altro John Maynard Keynes cercasi.

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