Criptovalute USA: l’Internal Revenue Service sotto accusa

Tom Emmer richiede maggiore chiarezza in materia fiscale criptovalutaria
Lorenzo Cuzzani
Crypto

Secondo quanto riportato da Coin Center, il deputato repubblicano Tom Emmer, insieme ad altri ventuno membri del Congresso degli Stati Uniti, ha inviato quattro lettere separate all’IRS, Internal Revenue Service, dove si sollecita l’agenzia delle imposte di fornire molte indicazioni indispensabili per il tema delle tasse cripto.

L’Internal Revenue Service è l’agenzia governativa che svolge la funzione di riscossione di tributi ed è una costola del Dipartimento del Tesoro statunitense.

Tale agenzia è stata presa di mira da Emmer, secondo il quale vi è un deficit di linee guida circa la trattazione di materia fiscale in seno alle criptovalute.

Per il repubblicano: “Mentre all’inizio le linee guida erano fornite, l’ambiguità su questioni di come i contribuenti dovrebbero calcolare e tracciare le basi dei loro asset virtuali cripto è inaccettabile”.

Sempre secondo un recente report di Coin Center, le linee guida del 2014 fornite dall’IRS hanno fallito nell’indirizzo di fondamentali questioni impositive e hanno aumentato le richieste di maggiore chiarezza da parte di vari enti. Prosegue il report che l’International Revenue Service ha invece inasprito le sanzioni contro i contribuenti che resocontavano impropriamente le loro transazioni criptovalutarie.

La ratio dietro un simile attacco è da ritrovarsi nella convinzione del gruppo guidato da Emmer che il fisco statunitense stia ignorando un’importante questione regolamentare risolvendola ponendo in essere sanzioni più stringenti senza un coerente quadro normativo che ne complementi l’azione.

Per questo motivo il deputato repubblicano si è avvalso dell’aiuto di Coin Center per approntare un dossier che focalizzi l’attenzione sulla vicenda e costringa l’IRS a rispondere in maniera dettagliata e concreta, dal momento che “è dal 2014 che l’IRS Virtual Currency Guidance fallisce nel rispondere a domande su questioni elementari circa le tasse cripto e i contribuenti meritano chiarezza dall’agenzia”.

Dal contesto di cui copra deriva che sia in atto un profondo dibattito, se non scontro, all’interno delle istituzioni stelle e strisce. Questa diatriba tra istituzioni si inserisce nella difficile fase regolamentare che sta interessando il comparto fintech, specie in una nazione all’avanguardia e prima al momento per traffico e tecnologie cripto.

Non c’è dubbio che un insieme di principi e di linee guida da seguire in tema di contribuzione fiscale non possano che favorire lo sviluppo di una realtà in divenire come quella cripto, anche se, d’altra parte, l’appesantimento di una disciplina stringente potrebbe configurare un allineamento coatto a una normativa pensata per altre forme d’investimento e la cui mancanza di conformità potrebbe significare il fallimento, come è stato per il caso di Thor.

Benefici e rischi a parte, sembra opportuno seguire la linea per l’enucleazione di principi fondamentali da seguire in materia fiscale per far sì che le sanzioni più aspre comminate dall’IRS abbiano un corrispettivo concreto e basato su fonti normative la cui mancanza di chiarezza non potrà più essere eccepita.

La sensazione è che prima o poi si assisterà a una regolamentazione omnia e sembra opportuno affrancarsi da lacune di legge che potrebbero costituire pericolosi espedienti per soggetti atti a delinquere ma anche deficit normativi per ingenui investitori incapaci di conoscere la corretta portata della norma in questione.

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