Criptovalute: le Isole Marshall e la criptovaluta nazionale –parte prima-

L’arcipelago insulare del Pacifico lotta per istituire la propria criptovaluta nazionale
Lorenzo Cuzzani
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Malgrado gli avvertimenti ricevuti dalle varie organizzazioni finanziarie, la Repubblica delle Isole Marshall continua con la propria idea di creare una criptovalute nazionale.

L’arcipelago insulare di Ratak e Ralik sta affrontando una drammatica fase della propria storia, scontando gli effetti di test nucleari condotti nel 1946 e nel 1954 dagli Stati Uniti d’America.

Il primo test, rientrante nell’operazione Crossroads, dà inizio a un processo di cambiamento climatico e ambientale acuito nel 1954 con il successivo Castel Bravo, i cui sono ancora oggi devastanti per l’ecosistema insulare.

Questi cenni storico-geografici sono molto importanti per capire cosa stia succedendo nelle Isole Marshall.

A causa di simili avvenimenti il complesso di isole ha subito per decenni il giogo dei disastri ambientali causati dalle esplosioni nucleari, essendo costretto a dipendere da aiuti internazionali e legandosi sempre di più all’amministrazione statunitense, arricchendo il novero di paesi del Territorio fiduciario delle Isole del Pacifico.

In termini economici ciò ha significato dipendenza monetaria, economica e un indirizzo nazionale recepito da Washington.

L’attuale presidente delle Isole Marshall, Hilda Heine, intende affrancarsi da una simile situazione di dipendenza globale attraverso una propria indipendenza economica.

L’unico modo per realizzare un siffatto proponimento è il lancio di una propria moneta.

Così, sulla falsariga di quanto già accaduto in Venezuela con il Petro, la Heine intende istituire una propria criptovaluta nazionale che affianchi il dollaro e permetta alle isole di autodeterminarsi secondo una programmazione nazionale.

L’idea di una cripto moneta nazionale trova l’opposizione sia interna che esterna.

Quella interna prende le mosse dalla ferma opposizione del senatore Casten Nemra (ex presidente dell’arcipelago per 17 giorni e poi sfiduciato ndr), secondo cui il dissenso della comunità internazionale a riguardo ha macchiato la reputazione del Paese.

Una resistenza sfociata nella presentazione di una mozione di sfiducia presidenziale.

Tuttavia, la mozione di sfiducia non ha trovato il favore della maggior parte dei senatori e così il Parlamento marshallese ha proceduto a rigettare l’istanza. La pronuncia parlamentare permette alla Heine di sviluppare la criptovaluta autoctona con la speranza che questa diventi un punto di riferimento per tutte le Isole Marshall.

In secondo luogo, come già anticipato, tale progetto registra un forte osteggiamento da parte sia del Fondo Monetario Internazionale (FMI), sia del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America, assolutamente non convinti dell’opportunità di una simile scelta.

Quanto contestato dalla comunità internazionale trova il proprio fondamento nel momento iniziale, estendendosi all’intera fattispecie progettuale.

Domani approfondiremo perché il fronte stelle e strisce sia così contrario alla cripto nazionale marshallese e quali risvolti potrebbe avere il suo sviluppo.

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