Cassazione: Agenzia delle Entrate può fare indagini bancarie su privati cittadini

La Corte di cassazione stabilisce che le indagini bancarie dell’Agenzia delle Entrate possono essere estese anche ai privati cittadini. Ecco cosa cambia con la nuova sentenza.
Fabio Carbone
Agenzia delle Entrate

Tempi davvero duri per l’evasione fiscale in Italia. La Cassazione dà ragione all’Agenzia delle Entrate che aveva condotto indagini bancarie su un privato cittadino, con contratto di lavoro dipendente.

La Corte di cassazione, con l’ordinanza 104/2019, ha respinto il ricorso del privato cittadino, obbligandolo a pagare le imposte e le more previste dall’Agenzia delle Entrate.

Il privato cittadino è stato sanzionato perché versava somme di denaro sul suo conto corrente bancario personale senza giustificare la provenienza del denaro.

Indagini bancarie dell’Agenzia delle Entrate su privati cittadini: motivazioni

Come riportato da Italia Oggi, l’accertamento bancario da parte dell’Agenzia delle Entrate era scattato a seguito di versamenti giudicati ingiustificati dall’autorità di controllo.

Il soggetto si era giustificato sostenendo di non essere tenuto a giustificare le somme depositate, perché legato a un contratto di lavoro dipendente e, per tale motivo, non soggetto alla presunzione per cui tutti i versamenti ingiustificati sarebbero ricavi non dichiarati.

Secondo il primo e secondo grado di giudizio, ed ora anche con sentenza della Corte di cassazione, anche il privato cittadino ha l’onere, come contribuente, di giustificare i versamenti e di presentare prove inconfutabili che il denaro non proviene da attività per cui la legge prevede il pagamento delle tasse.

Il salto di qualità della Cassazione

Con questa sentenza la Cassazione crea un precedente che farà giurisprudenza e allo stesso tempo attiva un campanello di allarme, o almeno un avviso di “fare attenzione” alle attività che si svolgono con il proprio conto corrente bancario.

La Cassazione stabilisce, infatti, che:

“Non assume alcuna rilevanza la qualifica soggettiva di lavoratore dipendente, autonomo o imprenditore, dato che la presunzione legale relativa alla prima parte del Dpr n. 600 del 1973, art. 32, comma 1 e 2) trova applicazione anche a soggetti diversi dagli imprenditori e dai lavoratori autonomi”.

La polemica sui versamenti sospetti

I versamenti bancari sono diventati oggetto di controlli serrati da parte del super computer dell’Agenzia delle Entrate (Serpico).

Da quando i conti bancari possono essere visti dall’occhio elettronico senza censure, il dibattito si è acceso.

Ma la Consulta, con l’intervento del 2015, ha posto dei paletti affermando che solo i versamenti sospetti possono essere contestati dall’Agenzia delle Entrate.

Quali versamenti possano destare sospetto questo è da chiarire.

Ciò che la sentenza della Cassazione aggiunge, è la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di estendere la presunzione di versamenti ingiustificati anche ai privati cittadini, con contratto di lavoro dipendente presso ente pubblico o azienda privata.

Attenti anche ai prelievi dal conto corrente

Non solo i versamenti, ma anche i prelievi possono essere soggetti ai controlli dell’Agenzia delle Entrate.

I privati cittadini sono liberi di fare prelievi allo sportello superiori ai 3.000 euro e di farne anche in più giorni.

Ad entrare nel mirino dell’Agenzia delle Entrate sono quei soggetti già segnalati per altre vicende di evasione o per altri reati finanziari.

Diversa la musica per i titolari di impresa, i quali possono fare prelievi giornalieri fino a 1.000 e per un massimo di 5.000 euro mensili. Oltre tale soglia lavoratori autonomi e imprenditori devono giustificare i loro prelievi o possono essere soggetti a controlli da parte della Guardia di Finanza.

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