Bitcoin: Mike Novogratz scommette su quota 20k

L’endorsement di Mike Novogratz alla valuta nakamotiana
Lorenzo Cuzzani
Crypto

In un’intervista a CNN Business, Mike Novogratz, il perenne toro BTC e fondatore del fondo criptovalutario Galaxy Digital, continua a ripetere che il prezzo del BTC tornerà a quota 20.000 dollari, dando una dead line di 18 mesi.

Parlando dalla conferenza SLAT di Las Vegas, Novogratz illustra come creda che la buona resistenza livellata sui 6.000 dollari marchi un “punto di stallo” per il Bitcoin che una volta rotta allora potrà salire verticalmente fino a 10.000 dollari.

Sul punto: “6000 dollari probabilmente è un punto di stallo, salutiamo quota 6000 perché il prossimo step è 10.000 dollari. Sarei contento se finissimo l’anno a 10.000? Probabilmente si”.

Tuttavia, Novogratz non pensa solo all’ascesa verso quota 10.000 dollari, dal momento che continua a sostenere che la cripto nakamotiana tornerà al massimo storico di 20.000 dollari “nel giro di 18 mesi”.

Curiosamente, insieme a questa prospettiva di crescita per il BTC, l’ex banker di Goldman Sachs si lancia in un outlook piuttosto pessimista verso le altre altcoin. Novogratz le stigmatizza come quelle che “non saliranno così velocemente”.

Alla base di questa supposizione c’è la convinzione che queste dovrebbero provare prima il loro caso d’uso.

A suffragio dell’affermazione di cui sopra, opera un parallelismo con oro e rame, in cui illustra in maniera semplice il fondamento del suo pensiero: “Ci sono 114 elementi sulla tavola periodica penso, forse 118? Solo l’oro ha un deposito di valore proprio per la sua specificità, mentre apprezziamo il rame perché lo usiamo: in questo modo entrambi provano il loro caso d’uso”.

Il riferimento all’utilità non può passare inosservato se si riflette sul fatto che un trader, abituato al rischio e a ragionare in termini di prospettiva, consideri elementi di concretezza e solidità.

La questione appare addirittura più semplice se si guarda ai volumi mossi dal Bitcoin e dalle altre criptovalute, con la divisa nakamotiana prima in termini di capitalizzazione e traino nonostante atavici problemi di implementazione e tecnologia più obsoleta rispetto alle altre criptovalute.

Quel che è certo è che Mike Novogratz nutra il novero di quelle personalità (come Peter Brandt) alquanto fiduciose sulla ripresa del Bitcoin, conscio della possibilità di un ennesimo cambio di rotta di un trend incerto che però cambierebbe di molto le dinamiche delle valute digitali, segnando punti importanti anche nello sviluppo della blockchain che, in quanto tecnologia sottostante, si troverebbe ancor più attenzionata da sviluppatori, investitori e pubblico.

La disamina di cui sopra non deve indurre a investimenti facili, né alla corsa all’acquisto frenetico, ma risulta un interessante spunto per lo studio di un trend la cui volatilità sia sempre stata croce e delizia della propria storia, in un circolo vizioso autoalimentato dalla difficile interpretazione.

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