Argentina rischio default. Impossibilità di collocare Titoli di Stato a breve termine

L’Argentina è a rischio default. Impossibilità di collocare Titoli di Stato a breve termine e ristrutturazione del debito pari a 110 miliardi di dollari.
Fabio Carbone
Argentina

Ci risiamo, lo spettro del default in Argentina ritorna. Alcuni giorni fa il governo argentino, per voce del ministro delle Finanze argentino Hernan Lacunza, ha comunicato una estensione dei termini di scadenza dei titoli di stato a breve termine di pagamento. In totale sono 7 miliardi di dollari in titoli posseduti da investitori.

Questa decisione, secondo l’agenzia di rating americana S&P Global Ratings, colloca l’Argentina in una posizione di default tecnico, perché di fatto significa un mancato rispetto dei tempi di restituzione agli investitori.

S&P ha comunque precisato in una nota che questa sua analisi potrà essere rivista se il governo latino americano onorerà il rimborso dei titoli di stato agli investitori.

L’Argentina è in una situazione difficile, entro il secondo semestre del 2021 dovrebbe rimborsare un prestito “stand by” al Fondo Monetario Internazionale (FMI) che non potrà rimborsare. Per tale motivo ha già intavolato un negoziato con il FMI per chiedere un dilazionamento del prestito.

Non solo, l’Argentina ha bisogno di ristrutturare un debito di 50 miliardi di dollari USA, per il quale intende avviare una procedura di “ristrutturazione volontaria”.

Giù la Borsa di Buenos Aires: valore indice Merval

Le ripercussioni sulla Borsa di Buenos Aires non si sono fatte attendere, il valore dell’indice Merval è crollato del -5,79%. Ovviamente nulla in confronto al quasi 50% di perdite subito alcune settimane fa come conseguenza dell’esito delle primarie in Argentina, da cui l’attuale presidente Maurizio Macri ne è uscito sconfitto.

Argentina, una crisi che colpisce gli investitori istituzionali

Il buco economico dell’Argentina ammonta a 110 miliardi di dollari, e il presidente Mauricio Macri lo ha annunciato in una conferenza stampa, trovandosi costretto a ristrutturare il debito perché non in grado di restituire gli investimenti ai suoi creditori.

Tutto avviene a pochi mesi delle nuove elezioni presidenziali che si svolgeranno il 27 ottobre prossimo, e dove Macri non correrà perché sconfitto durante le primarie.

L’agenzia di rating Fitch è stata la prima a certificare il downgrade del Paese latino americano. La valutazione attuale di Fitch per l’Argentina è di restricted default e il debito è classificato a CCC.

Per Fitch, quindi, l’Argentina è già in default sulle obbligazioni, mentre S&P lo considera solo un default tecnico.

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Il governo argentino intende pagare, ma ha bisogno di tempo

Il governo argentino intende pagare i suoi finanziatori, ma ha bisogno di più tempo per stabilizzare la situazione economica. Per questo intende rinegoziare il suo debito con gli investitori esteri – prevalentemente istituzionali – chiedendo un prolungamento delle scadenze dei prestiti a corto, medio e lungo termine. Non vi saranno tagli di capitale e di interessi, gli investitori riceveranno quanto promesso, ma dovranno attendere più tempo dei termini di scadenza concordati in precedenza.

110 miliardi di dollari dagli istituzionali

Gli investitori individuali non saranno coinvolti nella ristrutturazione del debito argentino, ad essere coinvolti sono solo gli istituzionali esteri, in particolare 57 miliardi di dollari riguardano i titoli di stato Letes, Lecap, Lecer e Lelink con scadenza 2020, a cui si aggiungono 44 miliardi di dollari USA prestati dal FMI con scadenza 2021 come ricordato. A questi si aggiungono nove miliardi di dollari che il FMI aveva già pattuito di inviare all’Argentina alcuni mesi fa.

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