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Fabio Carbone
Crisi Alitalia

L’amministratore delegato di FS Gianfranco Battisti ribadisce la strategia per un ingresso dell’azienda del trasporto ferroviario in Alitalia. Da soli non si compra nulla, o ci sono altri partner disponibili e che formalmente presentano una loro proposta d’ingresso o noi non ci siamo.

Questo il succo dell’audizione dell’a.d. di FS in Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati, per discutere del decreto legge Alitalia.

“Il 31 ottobre abbiamo presentato una proposta di offerta d’acquisto per i rami di Alitalia, una offerta condizionata ad alcune condizioni che noi ritenevamo imprescindibili”.

FS non ha alcuna intenzione di prendere la maggioranza in Alitalia e la scelta è comprensibile anche da un punto di vista di competenze: che conoscenze ha di mobilità aerea, un’azienda che si occupa di trasporto ferroviario? Ma lo sappiamo, a FS è stato chiesto addirittura di comprare Anas spa e ora quest’ultima fa parte del Gruppo FS Italiane, quindi, perché non inglobare nel Gruppo anche la bombardata compagnia di bandiera?

Cosa sta accadendo in queste ore ad Alitalia?

L’ad di FS Battisti spiega alla Commissione di aver contattato durante le trattative non solo svariate compagnie aeree, ma anche investitori. Per quanto riguarda le compagnie aeree coinvolte, Battisti cita EasyJet e Delta, le uniche che davvero avevano avanzato una proposta formale di interesse, salvo poi da parte di EasyJet ritirare la sua ipotesi formale di partecipazione. Lufthansa, invece, “non ha mai risposto formalmente a nessuna iniziativa che avevamo richiesto” affermazione che chiarisce una volta per tutte la posizione di Lufthansa nel caso Alitalia: non è interessata.

Per quanto riguarda i “30 soggetti finanziari” che FS ha contattato attraverso i suoi advisor, l’ad Battisti afferma: “non abbiamo avuto riscontri positivi: non hanno manifestato interesse alla partecipazione in Alitalia”.

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Cosa resta sul tavolo?

Sul tavolo resta la disponibilità di FS Italiane a partecipare ad una cordata di aziende interessate a investire in Alitalia.

Resta la disponibilità di Delta Airlines a investire 100 milioni di euro nella nuova Alitalia per apportare in essa “nuove competenze industriali” e la disponibilità a non scomporre i rami di azienda.

FS Italiane è disposta a mettere 240 milioni di euro per una “valorizzazione” della compagnia aerea. In totale sono 340 milioni di euro in 4 anni. Non sufficienti se si pensa che lo Stato italiano ne ha messi 400 milioni solo per riempire le casse vuote della compagnia nei prossimi mesi.

Quale futuro per Alitalia se nessuno la vuole?

Una domanda che non trova soluzione da anni. Alitalia, il Governo si ostina a volerla salvare con fondi pubblici presi dalle tasse dei contribuenti, e questo non da ora. Anche i governi Berlusconi hanno finanziato la compagnia di bandiera e a oggi è in condizioni ben peggiori. Non lo dimentichiamo.

Di chi sono le colpe sul caso Alitalia?

Potremmo essere facilmente indotti a credere che le colpe siano solo di chi gestisce una azienda, ma è davvero così? Sindacati e lavoratori non hanno forse rigettato un piano industriale proposto nell’aprile del 2017, nella speranza che qualcuno li avrebbe salvati?

Il discorso è lungo e ognuno dovrebbe prendersi le sue responsabilità, ma non si potrà chiedere a lungo ai contribuenti di sostenere una azienda tecnicamente fallita oltre 15 anni fa.

Ferrovie dello Stato Italiane o Trasporti Italiani?

Una riflessione conclusiva su FS.

Forse FS Italiane dovrebbe cambiare nome e diventare qualcosa del tipo “Trasporti Italiani”, magari acquistando, in futuro, anche una qualche compagnia navale, così giusto per completare il quadro delle capacità di trasportare persone e mezzi.

Si spera che queste audaci iniziative volte a inglobare tutto in FS non porti al fallimento completo dell’intero Gruppo. Lo spera l’Italia e il suo fragile sistema economico.

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