Prima ancora dei dati programmati, per il petrolio resta prioritario seguire le vicende dello Stretto di Hormuz.
Il contratto future sul petrolio greggio, quotato in dollari, ha aperto la settimana con un nuovo rialzo spintosi fino a quota 86.79 e si avvia a chiudere la seduta in territorio positivo. Mentre scriviamo, i prezzi si trovano a 85.60, con un guadagno del +2.64% su base giornaliera.
L’impostazione dominante di fondo è rialzista, sorretta dal supporto di medio periodo passante per quota 78.25. Eventuali riavvicinamenti al supporto nel corso del mese di settembre costituirebbero occasione di ingresso long di tendenza. Solo una chiusura su grafico weekly inferiore a 78.25 potrebbe imporre una revisione allo scenario principale, altrimenti orientato al raggiungimento della resistenza di medio periodo situata fra 92.55/93.05.
Il quadro tecnico rialzista trova in questa fase sostegno anche nel nuovo aumento delle tensioni geopolitiche. Il mercato petrolifero continua infatti a risentire pesantemente delle conseguenze del conflitto con l’Iran e delle difficoltà di transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Il ritorno delle tensioni nel week-end ha contribuito a spingere anche il Brent nuovamente oltre quota 90 dollari.
Sul fronte dell’offerta, l’OPEC+ ha deciso il 2 agosto un ulteriore aumento produttivo di 188.000 barili al giorno a partire da settembre, completando il rientro del pacchetto di tagli volontari introdotto nel 2023. La prossima riunione dei sette Paesi coinvolti in questo meccanismo è già fissata per il 6 settembre e sarà quindi uno degli appuntamenti più importanti da seguire per verificare l’eventuale prosecuzione o interruzione degli aumenti produttivi.
Anche il posizionamento speculativo rimane per il momento favorevole ai rialzisti. Nell’ultima rilevazione CFTC riferita al 25 agosto, gli operatori non-commerciali sul WTI risultano esposti al rialzo netto per 123.449 contratti, in leggero aumento rispetto alla settimana precedente. Il dato suggerisce che gli operatori professionali continuano a mantenere una certa copertura rispetto al rischio di nuovi shock geopolitici, nonostante le prospettive fondamentali meno brillanti.
Per quanto riguarda i livelli di rilievo più vicini, segnaliamo la formazione di supporti di breve periodo a quota 84.45/84.60 e 83.20/83.50. Entrambi i livelli costituiranno punti di probabile reazione in caso di ulteriori debolezze, in particolare durante la sessione di martedì 1 settembre. I supporti sorreggono prime proiezioni già attive a 87.18/87.20 e 89.32/89.35. Il segnale long ora in vigore verrebbe interrotto nel breve periodo solo dall’eventuale violazione di quota 83.20, sotto cui sarebbe necessario intervenire con nuovi aggiornamenti.
Fra gli appuntamenti più vicini segnaliamo il report settimanale sulle scorte petrolifere USA dell’EIA, previsto mercoledì 2 settembre. Seguiranno il 6 settembre la riunione OPEC+, il 9 settembre il nuovo Short-Term Energy Outlook dell’EIA e l’11 settembre l’Oil Market Report dell’IEA. Prima ancora dei dati programmati, tuttavia, resta prioritario seguire l’evoluzione dello Stretto di Hormuz: in questa fase è ancora il rischio geopolitico a poter determinare le oscillazioni più violente del mercato.
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Federico Dalla Bona è analista tecnico professionista dal 2002. Ha pubblicato centinaia di articoli sui maggiori portali web finanziari e fornito per oltre 15 anni contenuti in diretta TV su ClassCNBC. Figura tra gli autori di uno studio dell’Università di Pisa volto all’applicazione delle tecniche di intelligenza artificiale sui mercati finanziari. Dal 2016 dirige una società che si occupa di sviluppo di trading-systems e pubblicazioni web.