L’intensa attività economica negli Stati Uniti mantiene nel focus un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Fed. Il PMI composito flash di settembre è salito a 58,4 e il rendimento a 10 anni dei Treasury è balzato oltre il 5%. La Fed può attendere altri dati sull’inflazione, ma l’aumento dei costi rende difficile escludere un altro rialzo. Il rapporto PCE di agosto, in uscita il 30 settembre, potrebbe essere il prossimo test chiave. Questo articolo illustra i segnali di crescita e inflazione che influenzano le prospettive sui tassi e spiega come la prossima mossa della Fed potrebbe incidere sul dollaro USA, sui cambi USD/JPY e EUR/USD.
Prospettive sui Tassi Fed: Forte Crescita e Inflazione Mantengono in Gioco un Altro Rialzo
Forte Crescita Usa Porta i Rendimenti al 5% al Centro dell’Attenzione
Lo S&P Global US flash composite PMI è salito a 58,4 a settembre da 56,0 di agosto. È stata la lettura più alta da luglio 2021. Le aziende hanno inoltre segnalato un aumento più rapido delle assunzioni e un forte incremento dei costi degli input.

Il PMI composito dell’eurozona è salito a 53,1 da 52,0, indicando anche lì una maggiore attività.

Tuttavia il rapporto statunitense di venerdì ha mostrato che gli ordini di beni durevoli ad agosto sono rimasti sostanzialmente invariati. La Fed ha dati di survey solidi da mettere a bilancio rispetto al meno convincente rapporto sugli ordini manifatturieri.

Le proiezioni della Fed di settembre pongono il tasso politico mediano al 4,1% a fine anno. Questo suggerisce un ulteriore aumento di un quarto di punto se lo scenario rimane valido. Venerdì il rendimento a 2 anni dei Treasury era al 4,81% e quello a 10 anni al 5,17%.

Il divario tra i due si è ampliato a 0,3 punti percentuali durante la settimana. Questo ha reso la curva più ripida pur riflettendo la preoccupazione per l’inflazione e il costo del credito.

La crescita attuale dà alla Fed margine per attendere altri dati sull’inflazione. Il grafico seguente mostra che il modello GDPNow della Fed di Atlanta stima una crescita reale annualizzata del 5,0% per il terzo trimestre, in aumento rispetto all’1,5% registrato nel secondo trimestre.

Il PIL a prezzi correnti è cresciuto all’8,0% su base annualizzata nel secondo trimestre. Se la crescita reale resterà vicino alla stima del GDPNow e la crescita dei prezzi rimarrà sostenuta, la crescita nominale potrebbe entrare nelle due cifre. A mio avviso, se i rendimenti a 10 anni si manterranno sopra il 5%, potrebbe aumentare il rischio di un’ulteriore impennata verso il 6%.
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L’inflazione PCE era al 3,7% a luglio, mentre il core PCE era al 3,3%. L’indagine finale di settembre, pubblicata venerdì, ha mostrato che le famiglie hanno aumentato le loro aspettative di inflazione a un anno al 4,6%. Anche il Brent viaggiava vicino a 104$ al barile venerdì.

I tassi d’interesse più elevati aumentano la pressione sulle finanze federali. Il debito lordo ha superato i 40.000 miliardi di dollari a settembre e i pagamenti per interessi federali si attestavano a circa 1,25 trilioni di dollari a tasso annualizzato nel secondo trimestre. La pubblicazione del PCE di agosto il 30 settembre è il prossimo test chiave prima della riunione della Fed del 27-28 ottobre.
L’Indice del Dollaro USA Affronta il Test del PCE Vicino a 101,80
I tassi statunitensi più elevati sostengono il dollaro poiché migliorano il rendimento degli asset denominati in dollari. Ma la correlazione non è automatica. L’indice del dollaro USA è sceso a circa 100,87 venerdì, nonostante i forti rialzi dei rendimenti Treasury a 10 anni oltre il 5%.
Una lettura solida del PCE di agosto potrebbe riattivare le aspettative di un altro rialzo da parte della Fed e sostenere il dollaro USA. Ma una lettura più debole indebolirebbe questo caso, soprattutto perché anche altre banche centrali hanno aumentato i tassi.
Il grafico giornaliero dell’indice del dollaro mostra che l’indice ha raggiunto il limite superiore della recente zona di consolidamento tra 96,50 e 101,80. L’indice ha oltrepassato 100,50, ma ora deve superare 101,80 per aprire la strada a ulteriori rialzi.

La formazione di un doppio minimo sopra 98,60 suggerisce momentum positivo. L’indice rimane ben al di sopra delle SMA a 50 e 200 giorni, il che suggerisce una dinamica rialzista. Una rottura sopra 101,80 aprirà la strada a un forte rally verso 104,60.
Il recente consolidamento nell’indice del dollaro è evidente anche nel grafico mensile, che mostra l’indice in consolidamento all’interno di un canale ascendente. Ciò suggerisce un outlook positivo. L’indice ha guadagnato l’1,63% a settembre finora e appare destinato a rompere sopra 101,80.
Tuttavia, la media mobile a 10 mesi rimane al di sotto della media mobile a 20 mesi, il che evidenzia incertezza sull’indice del dollaro. Se l’indice dovesse scendere sotto il livello di 96, probabilmente aprirebbe la strada a una forte discesa verso il livello di 90.

USD/JPY: Il Differenziale di Tassi Fed–BOJ Mantiene in Focus i Livelli 160–162
La Banca del Giappone ha alzato il tasso di politica a circa l’1,25% a settembre e ha dichiarato che ulteriori aumenti dipenderanno dai dati economici e sull’inflazione. I tassi negli Stati Uniti restano molto più alti rispetto a quelli giapponesi.
Questa divergenza continua a sostenere il dollaro nei confronti dello yen. I cambi USD/JPY hanno oscillato vicino a 157,29 venerdì mentre lo yen ha guadagnato forza. Un’altra lettura forte dell’inflazione statunitense potrebbe spingere la coppia verso l’alto in previsione di tassi Usa più elevati. Un chiaro segnale di un altro rialzo da parte della BOJ potrebbe invece spingerla al ribasso.
Dal punto di vista tecnico, USD/JPY è stato scambiato all’interno di un canale ascendente dai minimi di gennaio 2023. La coppia ha formato una solida struttura positiva all’interno del canale e sembra pronta a rompere al rialzo. Una rottura sopra la fascia 160–162 aprirà probabilmente la strada a un rally verso il livello 175, obiettivo definito dalla resistenza del canale ascendente.

EUR/USD Vicina al Supporto a 1,1330 in Attesa del PCE USA
Anche la BCE ha innalzato i tassi a settembre portando il tasso sui depositi al 2,50%.

I cambi EUR/USD erano intorno a 1,139 venerdì. Un PCE statunitense più forte favorirebbe il dollaro se gli investitori si aspettassero che la Fed si irrigidisca più rapidamente della BCE. L’euro potrebbe recuperare se l’inflazione Usa si raffreddasse o se i dati dell’eurozona rafforzassero il caso per un altro rialzo da parte della BCE. L’aumento dell’attività imprenditoriale nell’eurozona a settembre rende interessante seguire proprio questo secondo esito.
Il forte rally dell’indice del dollaro a settembre ha spinto EUR/USD verso la zona di supporto chiave tra 1,1370 e 1,1330. Una rottura sotto 1,1330 probabilmente innescherebbe una forte discesa di EUR/USD verso 1,11. Al contrario, per invalidare il triangolo e aprire la strada a un rally verso 1,19 è necessaria una rottura sopra 1,17.

Cosa Tenere d’Occhio
La forte crescita negli USA e l’inflazione persistente mantengono nel focus un ulteriore rialzo della Fed. La Fed può attendere il rapporto PCE di agosto prima di decidere la prossima mossa alla riunione di ottobre. Una lettura forte rafforzerebbe il caso per tassi più alti e potrebbe mantenere elevati i rendimenti dei Treasury. Viceversa, un’inflazione più debole darebbe alla Fed più ragioni per mantenere i tassi fermi.
Il dollaro USA deve superare 101,80 per estendere il rally. Tale mossa potrebbe aiutare USD/JPY a testare 160–162 e mettere ulteriore pressione su EUR/USD vicino a 1,1330. Se l’inflazione Usa si raffredda, il dollaro potrebbe perdere supporto nonostante la solida crescita. Il rapporto PCE e la reazione dei rendimenti Treasury determineranno il tono per entrambe le coppie.
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