Il petrolio greggio WTI è riuscito a mantenersi stabile, insieme al gas naturale ancora sopra i 3 dollari, nonostante il possibile avvicinamento di un accordo in Iran. Il mercato attende forse una conferma più concreta alle parole di Trump.
Nella giornata di ieri il petrolio greggio WTI si è mantenuto complessivamente più stabile del previsto, registrando solo un lieve calo dopo le notizie di sviluppi positivi verso un accordo tra USA e Iran, che avrebbero spinto Trump ad annullare un attacco già predisposto.
Questa volta il mercato sembra aver reagito con maggiore razionalità, attendendo riscontri concreti alle dichiarazioni di Trump sotto forma di nuove conferme su un accordo di pace stabile e duraturo. Per il momento, il petrolio ha comunque perso quella spinta rialzista che avrebbe potuto favorire un ritorno sui massimi, anche se il supporto a 100 dollari appare ancora solido.
Quanto al gas naturale, il supporto tondo a 3 dollari rimane stabile e al momento sembra ancora difendibile. Al rialzo, il successivo obiettivo di rilievo si colloca in area 3,20 dollari.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 103,67 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,104 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI potrebbe riuscire a mantenersi sopra la soglia dei 100 dollari al barile finché non arriveranno conferme concrete su un possibile accordo tra USA e Iran o, quantomeno, segnali di una distensione anche da parte di Teheran. In questa fase di attesa, il mercato potrebbe continuare a muoversi in modo relativamente stabile, con il prezzo che potrebbe appoggiarsi nuovamente al supporto tondo dei 100 dollari prima di valutare un eventuale break‑out ribassista.
Lo scenario rialzista appare invece più limitato: un ritorno sui massimi relativi oltre i 110 dollari sembra poco plausibile, a meno di nuove smentite o improvvisi irrigidimenti da parte di Trump. Se vogliamo considerare ogni possibile scenario, va ricordato che lo stesso tycoon ha dichiarato di aver annullato un attacco già organizzato, anche su pressione dei partner del Golfo. In questo contesto, un semplice “slittamento” dell’azione militare prevista, anche se in prossimità dei tavoli negoziali, non sarebbe del tutto sorprendente (anzi, rientrerebbe in una dinamica già vista più volte durante l’attuale amministrazione).
Nel complesso, analisti ed esperti ritengono comunque più probabile un graduale avvicinamento all’accordo negoziale, con chiare prospettive ribassiste per il petrolio.
Quanto al gas naturale, il supporto tondo a 3 dollari continua a mostrare una certa tenuta e potrebbe ancora reggere la pressione in vendita. In caso di stabilizzazione su questo livello, è plausibile un mantenimento delle quotazioni in attesa dell’arrivo di un nuovo market mover di rilievo.
La resistenza più immediata resta in area 3,20 dollari, mentre un break‑out sotto i 3 dollari avvicinerebbe rapidamente le quotazioni all’EMA a 30 giorni, attualmente in area 2,843 dollari.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.