Il prezzo del petrolio greggio WTI continua a mantenersi fortemente rialzista, ma non riesce ancora a superare la resistenza a 65 dollari. Al contrario, la pressione bearish sul gas naturale non sfonda il supporto a 3 dollari, ancora piuttosto solido.
Il prezzo del petrolio greggio WTI tenta ancora il ritorno sopra i 65 dollari al barile, una resistenza intermedia di gran rilevanza. Il percorso segnato fino a questo momento non si configura esattamente come un tentativo di accumulazione, ma appare evidente che sia questa l’intenzione del greggio texano. Salvo sorprese, quest’oggi potremmo osservare un proseguimento della spinta rialzista con la possibilità di un test dei 65 dollari entro la chiusura weekly di domani.
Quanto al gas naturale, i recenti ritracciamenti si sono esauriti ancora una volta prima del target di 3 dollari tondi, non ancora testato a dovere. Di conseguenza, il gas rimane piuttosto stabile, sebbene schiacciato al ribasso appena sotto i 3,20 dollari.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 64,82 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,187 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI potrà tentare di imporsi sulla resistenza a 65 dollari al barile entro la giornata di domani, proseguendo a cavalcare la sua spinta rialzista.
Nonostante i colloqui in Medio Oriente, è prevalentemente la leva del rischio geopolitico a favorire l’ascesa dei prezzi. Con il tema del nucleare sul tavolo, non si esclude che gli Stati Uniti possano decidere per una mossa violenta, in grado di gettare nel caos la regione con una conseguente impennata dei prezzi.
Ipotizzando però un proseguimento pacifico dei colloqui, entro la settimana non mi attendo forti scossoni laterali e fisserei come supporti i livelli tra i 63,5 e i 62 dollari al barile.
Il prezzo del gas naturale si mantiene stabile sotto i 3,20 dollari ma riesce a reagire alla spinta ribassista dominante, nonostante un calo settimanale di oltre il -9%.
L’effettivo break-out ribassista, come più volte ribadito, parte proprio da un calo sotto i 3 dollari tondi, che potrebbe estendersi nell’immediato sotto quota 2,80 dollari. Oltre questo valore giace un pericoloso gap tecnico che potrebbe ulteriormente affossare le quotazioni di breve periodo.
Alla luce della tenuta dimostrata dai supporti, io ritengo però plausibile un mantenimento del livello di 3 dollari e non mi stupirebbe un tentativo di ripresa verso i 3,40 dollari, abbandonati con l’arretramento del 6 febbraio.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.