Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano abbondantemente sopra quota 100 dollari mentre il conflitto in Iran rischia un nuovo inasprimento. Gas sopra i 3 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha chiuso la scorsa settimana nuovamente in area 100 dollari, confermando un ritorno della pressione rialzista dopo il nuovo stallo nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Nel fine settimana, inoltre, ha preso corpo l’ipotesi di nuovi attacchi congiunti da parte di Washington e Tel Aviv contro obiettivi iraniani, un segnale che lascia intuire la volontà statunitense di forzare la mano per ottenere un accordo.
Quella che ormai può essere definita a tutti gli effetti la guerra per Hormuz rischia dunque di entrare in una fase più tesa e imprevedibile, con effetti immediati sulle quotazioni del WTI.
Per quanto riguarda invece il gas naturale, la spinta rialzista osservata negli ultimi giorni ha riportato i prezzi a un passo dalla soglia psicologica dei 3 dollari, dopo una settimana caratterizzata da un recupero costante e ben strutturato.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 103,11 dollari al barile (già in ripresa) e il gas naturale passa di mano a 3,022 dollari.
Il superamento stabile dei 100 dollari rafforza l’idea che il mercato stia prezzando un rischio geopolitico crescente, con una struttura tecnica che rimane costruttiva.
Un eventuale ritorno verso i 112 dollari dipenderà soprattutto dall’evoluzione dei rapporti tra Washington e Teheran, mentre sul fronte interno la domanda statunitense continua a mostrare resilienza. Finché l’area dei 98–100 dollari reggerà come supporto dinamico, il sentiment resterà orientato al rialzo, con margini per ulteriori estensioni in caso di nuove tensioni nello Stretto di Hormuz.
Allo stato attuale, è difficile pensare a un calo sotto i 95 dollari.
Il prezzo del gas naturale punta con buona probabilità a una stabilizzazione sopra la soglia dei 3 dollari (appena raggiunta) nel corso della settimana appena iniziata, e non è escluso che ciò possa avvenire già entro la chiusura odierna. Resta però elevata la pressione di vendita su questo livello, elemento che potrebbe rapidamente ribaltare lo scenario prevalente.
Un arretramento sotto quota 2,80 segnalerebbe l’avvio di prese di profitto più marcate, con il rischio concreto di un affondo ribassista verso il supporto intermedio dei 2,65 dollari.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.