Il prezzo del petrolio greggio WTI e quello del gas naturale sono in fase di test delle rispettive resistenze, dopo una prima battuta d'arresto ieri.
A seguito di una breve battuta d’arresto, il prezzo del petrolio greggio WTI sta continuando a crescere, approssimandosi alla resistenza intermedia di 86,5 dollari al barile. Similmente, il gas naturale sta tornando a riapprocciare il target di 3,5 dollari, ancora non testato a dovere nel corso di questo uptrend.
I rialzi delle due commodities (+2,2% settimanale per il WTI e 14,69% settimnale per il gas naturale) sono in parte da attribuire allo scoppio del conflitto tra Israele e Hamas e le prospettive di brevissimo termine indicano ancora un proseguimento della tendenza attuale oltre le rispettive resistenze intermedie.
Intanto, oggi al momento della scrittura il petrolio greggio WTI segna 86,22 dollari, mentre il gas naturale si trova a 3,429 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI si trova nuovamente al test della resistenza intermedia di 86,5 dollari al barile, che rappresenta il target intermedio più importante prima del livello successivo di 88 dollari.
Negli ultimi mesi, a 86,5 dollari si era individuato anche il baricentro di un’area laterale che andava tra gli 85 e gli 88/90 dollari al barile.
Il superamento di questo target, agevolato da eventuali altre notizie sul proseguimento della guerra in Medio Oriente, potrà garantire la spinta sufficiente per estendere i rialzi verso gli 87 e 87,5 dollari, prima del già citato target successivo di 88 dollari.
Eventuali altri ritracciamenti potrebbero invece osservarsi sul supporto intermedio di 85 dollari, coincidente adesso con l’EMA a 50 giorni. Qualsiasi calo oltre questo valore indicherebbe dunque un inasprimento della pressione bearish.
Il prezzo del gas naturale resta ancora limitato al rialzo dalla resistenza intermedia di 3,5 dollari, che sta però finalmente entrando in fase di test dopo un iniziale tentennamento.
Dopo le ultime due sessioni di consolidamento e stabilità, il gas naturale potrebbe prepararsi a infrangere la resistenza con un nuovo processo di accumulazione, come quello che ha garantito il rialzo oltre i 3 dollari.
Anche in questo caso, però, le notizie provenienti dal Medio Oriente saranno determinanti e potranno alterare gli equilibri di breve termine con brusche estensioni rialziste o ribassiste. Per il gas in particolare, la spinta sarà probabilmente bullish e potrebbe garantire alla commodity il raggiungimento del target di 4 dollari prima del previsto.
Guardando all’improbabile scenario ribassista giusto per completezza informativa, sul fronte tecnico un calo sotto i 3,2 dollari riporterebbe in vista il supporto principale di 3 dollari, la cui rottura confinerebbe nuovamente il gas in territorio bearish. Allo stato attuale, ribadiamo però che questa prospettiva appare alquanto inverosimile.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.