Cosa sono gli ETF buffer? Detti anche investimenti target outcome, ecco i pregi e i difetti di una strategia buffer con i fondi negoziati in borsa.
Quando le condizioni di mercato si fanno complesse, avere una protezione del portafoglio è molto utile. Gli ETF buffer fanno appunto questo, forniscono un livello di protezione definito contro le congiunture sfavorevoli dei mercati e aiutano così a mitigare le perdite potenziali.
Gli ETF buffer rientrano tra gli investimenti target outcome, una soluzione adatta a chi cerca di raggiungere traguardi di investimento difficili da perseguire con approcci tradizionali.
Scopriamo quindi cosa sono gli ETF buffer e come funzionano, quali i pregi e i difetti di una strategia buffer applicata ai mercati finanziari globali e/o settoriali.
In breve, un ETF buffer è un tipo di fondo negoziato in borsa che ti da esposizione a un indice azionario (spesso lo S&P 500 o il Nasdaq) ma con:
Sono chiamati anche defined outcome ETF perché, a differenza di un ETF tradizionale, il range di risultati possibili è “disegnato” a priori: sai in anticipo quanta parte delle perdite viene assorbita dal fondo e fino a che punto puoi partecipare ai rialzi.
L’idea di base è la seguente: meno dolore nei ribassi, in cambio di meno gioia nei forti rialzi.
Questi ETF non si limitano a comprare l’indice, usano strategie in opzioni (FLEX options, cioè opzioni negoziate in borsa ma con termini personalizzabili) per costruire la struttura di protezione e di cap.
In modo semplificato ecco il meccanismo adottato dagli sviluppatori di questa categoria di exchange traded fund:
Immagina un buffer ETF sull’indice S&P 500 con le seguenti caratteristiche:
Se investi 10.000€ all’inizio del periodo:
Questo è il cuore del concetto: tagli la coda negativa, ma tagli anche la coda positiva.
Vediamo ora quali tipologie di strategie di buffer con gli ETF hanno realizzato i provider (Innovator, First Trust, AllianzIM, ecc.) per gli investitori interessati a coprirsi in tempi di mercati ribassisti:
Esistono anche prodotti con protezione quasi totale (buffer molto ampio), ma lì il cap diventa molto stringente: praticamente rinunci a gran parte del potenziale di rialzo.
La cosa più delicata, che spesso viene fraintesa dagli investitori è questa:
Se quindi entri a metà periodo:
Se vendi prima della fine succede che:
In pratica: sono strumenti che funzionano meglio se li tratti come “contratti a scadenza”, non come ETF da comprare e vendere in un periodo qualsiasi dell’anno.
In linea di massima, i buffer ETF sono pensati per:
Per un investitore giovane, con orizzonte di 20–30 anni, spesso è più efficiente:
Un buffer ETF è come un casco finanziario: ti protegge dai cali più comuni e meno violenti, ma per indossarlo devi accettare che la corsa sarà meno veloce quando la strada è tutta in discesa e i guadagni azionari mettono il turbo.
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Scrittore web freelance dal 2013, scrive di crypto economy dal 2016 e di fintech e mercati azionari dal 2018. Scrive inoltre di economia digitale.Dal 2018 collabora per FXEmpire.it scrivendo di crypto e mercati azionari con particolare attenzione a Borsa Italiana. Inoltre, cura la pubblicazione di articoli formativi a cadenza domenicale per l'area Formazione del sito di FX Empire Italia.