Petrolio, Analisi Fondamentale Giornaliera – Occhi puntati sulle nuove forniture dal 1 Luglio

Dopo il meeting OPEC di Vienna ora gli investitori cercano di prevedere gli output dei principali paesi produttori di petrolio, in vista degli aumenti di produzione del 1 Luglio.
Armando Madeo

Stamani i prezzi del petrolio sono saliti sull’onda delle notizie inerenti alle interruzioni delle forniture canadesi e dei rischi per le esportazioni libiche, anche se la recente decisione dell’OPEC di aumentare la produzione ha continuato a fissare un tetto massimo sui prezzi.

A pochi minuti dall’apertura di Wall Street il Brent, il benchmark globale dell’Intercontinental Exchange di Londra, è salito di oltre un punto percentuale a 75,4 dollari al barile; mentre sul New York Mercantile Exchange, i futures del West Texas Intermediate hanno guadagnato lo 0,4% stabilendosi a 68,3 dollari al barile, alimentando così lo spread fra WTI e Brent.

Sembra che ci sia un braccio di ferro tra le interruzioni temporanee in Canada e Libia che spingono su i prezzi e l’aumento della produzione dell’OPEC e le paure di una guerra commerciale globale, che invece li frenano“, ha dichiarato Thomas Pugh, economista di materie prime presso Capital Economics.

La chiusura di un’importante fabbrica di sabbie petrolifere in Canada, nota come Syncrude, ha rafforzato i prezzi del greggio in mezzo ai segnali che l’impianto da 360.000 barili al giorno potrebbe essere fuori servizio per tutto il mese di Luglio. Nel frattempo, le esportazioni di petrolio libico dovrebbero subire pressioni a causa delle crescenti tensioni politiche nella nazione nordafricana.

Nei giorni scorsi le milizie dei ribelli hanno infatti assaltato i due terminal petroliferi di Ras Lanuf e Es Sider, due dei principali scali nazionali per l’esportazione di petrolio, causando gravi danni alle strutture. Come ha spigato il Presidente della National Oil Corporation (NOC) Mustafa Sanalla, gli incendi appiccati a due diversi depositi petroliferi di Ras Lanuf hanno costretto le autorità a chiudere i porti, situazione che ha comportato una riduzione della produzione nazionale superiore ai 400.000 barili di greggio al girono. Secondo una fonte confidenziale, citata dall’agenzia di stampa Reuters, il crollo dell’output avrebbe superato i 425.000 barili al girono.

L’Agenzia internazionale dell’energia calcola periodicamente la capacità di produzione di petrolio di riserva che può essere pompato entro 90 giorni e sostenuto per un periodo prolungato. Già a suo tempo l’AIE stimò che l’Opec aveva circa 3,5 mb / d in Aprile come possibile petrolio da pompare in aggiunta, con l’Arabia Saudita ne vantava circa il 60 percento. Il ministro dell’energia del regno, Khalid Al Falih, ha indicato che i membri del nuovo accordo con capacità inutilizzata – principalmente l’Arabia Saudita, i suoi alleati del Golfo e la Russia – aumenteranno la produzione per compensare la produzione di quei paesi che non possono pomparne abbastanza. Ciò alimenta la preoccupazione di quanta parte delle riserve si ripercuota sul mercato, in particolare se, come ha affermato Falih, i produttori “faranno tutto il necessario” per alleviare le preoccupazioni dei consumatori, in particolare quelle del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

I fondi speculativi hanno accumulato posizioni long record di miliardi di barili, oltre a scommettere sull’aumento dei prezzi del greggio all’inizio di quest’anno. Ma negli ultimi due mesi sono diventati più cauti, ridimensionando la posizione long netta su Brent e West Texas Intermediate di circa un terzo (sebbene il rapporto tra long e short sia ancora elevato). La domanda ora è se i tori vedono l’aumento della produzione guidato dai sauditi come un segnale di uscita o un’opportunità per raddoppiare. Pierre Andurand, il cui omonimo fondo da $ 1,2 miliardi lo segna come uno dei più grandi specialisti del petrolio, ha avvertito l’Opec prima dell’incontro che non dovrebbe “sparare tutti i proiettili in suo possesso” perché il gruppo ha una limitata capacità inutilizzata. Dopo l’incontro, il gestore del fondo ha dichiarato su Twitter: Penso che ora abbiano finito i colpi” segnale che egli crede che il trend rialzista dei prezzi rimanga intatto. Marwan Younes, Chief Investment Officer di Massar Capital Management, con sede a New York, ha detto che l’Opec ha “sottovalutato” i mercati nel tentativo di trovare un equilibrio nel mantenere unito il gruppo e nel placare i “consumatori”, in particolare il signor Trump.

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