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Alberto Ferrante
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National flag of Italy and European Union

Nella giornata di ieri, Giuseppe Conte ha affermato che il Governo è riuscito a ridurre il deficit, che è adesso sceso dal 2,4% al 2,04%.

Dopo l’incontro con il presidente della Commissione Europea, Claude Juncker, si è riusciti dunque a imboccare quella che potrebbe essere la strada giusta da seguire per mantenere relazioni solide con l’Unione Europea.

Le stime tecniche, infatti, afferma Conte, hanno permesso di recuperare delle risorse, calibrando la nuova proposta sulla quale la maggioranza sembrerebbe compatta.

Di Maio e Salvini non hanno però commentato il taglio del deficit appena annunciato, lasciando dunque dubbiosi i cittadini circa il destino dell’eventuale procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Il timore è che le risorse necessarie per il taglio possano confluire proprio da quota 100 e dal reddito di cittadinanza, sebbene il Governo continui a indicare tali misure come gli intoccabili elementi chiave della manovra.

Occorrerà dunque sottoporre al Parlamento le modifiche adottate e riuscire ad approvare la legge di bilancio prima di Natale.

Un portavoce della Commissione Europea rende noto che si procederà presto alla valutazione della proposta ricevuta dall’Italia, con cui il Governo mira a ridurre il deficit strutturale per sostenere la crescita, che “sarà superiore alle attese”.

Si tratterebbe dunque di un compromesso, continua il premier Conte: la proposta non tradirà la fiducia degli italiani, ma permetterà allo stesso tempo di rispettare gli impegni presi con l’Unione Europea.

Tuttavia, si evidenzia che il risultato del 2,04% è in linea con le primissime valutazioni del Ministro Tria, che suggeriva una banda compresa tra l’1,9% e il 2,1% già in fase di definizione dei primi documenti.

E proprio per questo motivo, la recente notizia è stata accolta da cittadini, analisti e stampa come una ritirata tardiva da parte della Lega e del M5S.

Il sollievo diffuso nelle prime ore dopo l’ufficialità della proposta è stato alterato anche dalle dichiarazioni di Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari Europei, che afferma: “non ci siamo ancora”.

Quello appena compiuto dall’Italia costituirebbe indubbiamente un passo nella giusta direzione, ma occorrerebbero ancora altri sforzi, da entrambe le parti.

Ma proprio Moscovici è stato duramente attaccato per i problemi di deficit in Francia.

Con le misure annunciate da Macron per calmare la rivolta dei gilet gialli, infatti, il debito francese potrebbe superare il 3%. Dall’Italia si sono levate immediatamente urla di protesta su un trattamento poco equo. Matteo Salvini su tutti, ha criticato l’eccessiva indulgenza nei confronti di uno sforamento ancor più grave di quello italiano. Ma la realtà è, ancora una volta, ben più complessa.

Non sono ammessi due pesi e due misure, rassicura Moscovici. Il punto focale della questione risiede nella diversa struttura dell’economia. In Francia, il rapporto debito/PIL resterà stabile al 98,5%, mentre in Italia sarà superiore al 131%. Proprio questa drammatica differenza è alla base della procedura di infrazione per l’Italia e della tolleranza per la Francia.

Inoltre, il deficit francese supererà il 3% a causa di misure una tantum, che incideranno marginalmente sul PIL. Già nel 2020, infatti, è possibile che la Francia riesca a tornare alla soglia dell’1,7%.

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