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Fabio Carbone
Fed

Il Federal Reserve System (Fed), la banca centrale degli Stati Uniti d’America, decide di lasciare i tassi d’interesse invariati in un raggio compreso tra il 2,25% e il 2,50% come già deciso il 19 dicembre 2018.

In futuro la Fed è pronta ad aggiustare i tassi di interesse sul dollaro USA se dovesse essere necessario al processo di normalizzazione del bilancio, che è salito vorticosamente a 4.500 miliardi di dollari a seguito delle misure straordinarie di politica economica varate durante gli anni di crisi.

La banca centrale americana prende così atto del mutato scenario economico globale, visto in peggioramento rispetto agli ultimi anni.

L’economia americana sta bene

Jerome Powell, presidente della Fed, rassicura che “l’economia americana sta bene, continuerà a crescere a un tasso solido nel 2019, ma meno del 2018”, come era stato già previsto a fine 2018 dalla Fed stessa.

Questo nonostante l’alto debito pubblico riportato dalla Fitch nello studio sul debito pubblico globale.

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Fed paziente e attenta a Cina e Brexit

La Fed sarà paziente con i tassi di interesse afferma Powell, e continuerà a monitorare la Brexit, che in caso di mancato accordo con l’UE causerebbe all’economia statunitense sicure turbolenze e tensioni finanziarie.

Resta poi l’attrito commerciale con la Cina, per ora tra i due giganti mondiali non c’è accordo sui dazi. A farne le spese la Apple che vende meno iPhone, a causa di un mercato asiatico contratto, e la Huawei che non è stata ammessa a una gara di appalto da 20 milioni di euro in Repubblica Ceca, per scelta del governo ceco: motivi di sicurezza nazionale.

Lo shutdown: una ferita permanente

Il presidente della Fed Powell, dichiara che un altro shutdown potrebbe lasciare ferite permanenti all’economia statunitense. Ricordiamo che il fermo di parte delle pubbliche amministrazioni USA a causa della mancata approvazione della legge di bilancio USA, è durato quasi un mese lasciando centinaia di migliaia di impiegati pubblici senza stipendio.

E lo shutdown appena concluso, secondo Powell, avrà un sicuro impatto negativo sul Pil USA del primo trimestre, ma poi ci sarà un riassorbimento nel corso dell’anno.

Chiusura della Borsa di New York

Ieri la Borsa di New York ha chiuso con l’indice Dow Jones in recupero al +1,77%, superando la barriera dei 25 mila punti (25.014,86).

Tra i migliori titoli: Apple (+6,83%), Boeing (+6,26%), Microsoft (+3,34%), Caterpillar (+2,79%), Intel (+2,15%).

L’indice Nasdaq ha chiuso anche meglio a quota 7.183,08 punti in rialzo del 2,20%.

Se analizziamo le performance del Nasdaq, in una settimana guadagna il 2,24%, sul mese è a +9,09%, ma a 6 mesi è a -5,86%.

Preoccupazione Cina

Come scritto Jerome Powell capo della Fed è preoccupato dell’andamento economico della Cina, da dove giungono nuovi dati non del tutto positivi per quanto riguarda il PMI manifatturiero.

Il Purchasing Managers Index manifatturiero è salito a 49,5 punti, ma resta sotto la soglia dei 50 punti considerato valore di riferimento per capire se l’economia cinese è in una fase di contrazione.

Il PMI dei servizi è salito a 54,7 punti, dato migliore rispetto alle attese.

In generale restano i timori di un profondo rallentamento della Cina anche nel 2019, dopo il rallentamento mostrato nell’ultima parte del 2018.

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