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Fabio Carbone
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FMI Fondo monetario internazionale

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha pubblicato ieri il Global Financial Stability Reports riportando gli ultimi aggiornamenti sulla situazione finanziaria mondiale. Il FMI fa notare che, a causa delle vulnerabilità finanziarie, grandi aziende e società del settore finanziario non bancario di alcune nazioni importanti sono in una situazione di rischio elevato nel medio termine.

Tra queste nazioni vi è anche l’Italia con il suo alto rapporto deficit/Pil e le sue banche fortemente esposte nei titoli di stato nostrani, che le agenzie di rating di recente hanno considerato quasi obbligazioni di stato spazzatura.

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Banche italiane e il debito sovrano nostrano

Il rapporto del FMI evidenzia per il nostro paese situazioni critiche in particolare nel sistema bancario.

“I problemi fiscali in Italia – rileva il FMI – hanno risollevato i timori associati al legame tra il debito sovrano e il settore finanziario nell’Eurozona, un legame al centro della crisi del 2011-12”.

Per gli economisti che hanno stilato il Global reports, il legame tra il debito sovrano e il settore finanziario italiano potrebbe rafforzarsi ulteriormente elevando i rischi di instabilità economica dell’Italia.

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Le banche italiane hanno troppi Titoli di Stato nei portafogli

Le banche italiane hanno troppi Titoli di Stato nazionali nei portafogli, rispetto ad altri Paesi.

In pratica, l’avere acquistato Titoli di Stato italiani espone le banche ai rischi legati all’alto debito dell’Italia.

L’Italia non è l’unica nazione dove le banche hanno un’alta esposizione alle obbligazioni di stato, anche Spagna, Portogallo e Belgio hanno una situazione simile.

Perché il rischio in tutto ciò è per le famiglie e per le aziende, in caso di “shock sovrani e finanziari”. Il calo della crescita e tassi d’interesse sul denaro più alti, uniti al calo nella domanda di bond, “potrebbe mettere sotto ulteriore pressione i rendimenti, aumentando ancora di più i costi di finanziamento e le perdite”.

Il FMI consiglia una strada per smarcarsi dai rischi: “continuare nella riduzione dei non performing loan”.

Unicredit rischia uan multa dalla Commissione UE per i titoli di Stato

La banca Unicredit è stata indagata dalla Commissione europea per presunta violazione della normativa antitrust in relazione a titoli di Stato europei che riguardano il periodo 2007 – 2012.

La notizia è stata data dalla Banca stessa, che ha inviato alla Consob una richiesta di supplemento al proprio Documento di Registrazione e al Prospetto di Base relativo al Programma di emissione di certificati di investimento.

La Banca, con il supplemento, intende presentare quelli che sono i rischi legati alla procedura di violazione in atto.

Unicredit ritiene “possibile, sebbene non probabile, un esborso di cassa volto al pagamento di una potenziale sanzione”.

La sanzione che la Commissione europea potrebbe applicare è cospicua, lo dice la stessa Unicredit: “un ammontare massimo del 10% del fatturato annuo mondiale della società”.

Entro il 29 aprile la banca ha tempo per presentare le proprie risposte alle obiezioni sollevate dalla Commissione UE.

Cosa è successo

Secondo la Commissione UE, tra il 2007 e il 2012, otto banche europee avrebbero fatto cartello nell’acquisto di Titoli di Stato alterando la concorrenza. Secondo l’Antitrust UE, i traders delle banche si scambiavano informazioni sensibili attraverso chat online, per coordinare le strategie di vendita tra banche.

Il titolo Unicredit in Borsa

Il titolo Unicredit quest’oggi perde il 2,3% e vale 11,56 euro ad azione. Ieri 10 aprile, appresa la notizia dai mercati, lo scivolone è stato consistente.

Andamento del Btp Italia – Bunda tedesco a 10 anni

Il Btp Italia a 10 anni è a 259 punti rispetto al Bund tedesco a 10 anni, in calo rispetto al picco di 272 punti del 2 aprile scorso.

Perde lo 0,49% anche il FTSE MIB.

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