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Brexit, banche chiedono sconto sulle tasse o lasceranno Regno Unito

Quasi Brexit e le banche chiedono lo sconto sulle tasse o sono pronte a lasciare il Regno Unito, generando un terremoto finanziario pesante.
Fabio Carbone
Volano i bancari e Brexit

Quasi Brexit e le banche private presenti sul suolo del Regno Unito fanno sentire la loro voce, anzi, secondo quanto riferito dal ‘The Telegraph’, fanno sentire la loro minaccia al governo di Boris Johnson che sta traghettando lo UK verso l’Atlantico.

Le banche più grandi al mondo presenti in terra britannica, chiedono 4 miliardi di sterline di detassazione annua dopo Brexit o ascolteranno le tante “sirene” che dall’Unione Europea le stanno chiamando.

L’informazione è non confermata dal Ministero del Tesoro Britannico, ma secondo la fonte citata dal quotidiano inglese, le banche hanno esercitato tutta la loro pressione sul Cancelliere Sajid Javid.

In particolare la preoccupazione delle banche riguarderebbe il prossimo piano di spesa che il ministero del Tesoro britannico presenterà a marzo, in cui verranno annunciati grandi piani di spesa per il nord dell’Inghilterra. Le banche sperano che la politica non si sia dimenticata della City di Londra e che voglia investire anche qui, per rassicurare le compagnie e gli investitori che per il mondo della finanza c’è ancora speranza.

Macron e il “tappeto rosso” alle banche inglesi

Secondo la fonte anonima citata dal The Telegraph, il presidente francese Macron starebbe corteggiando in ogni modo le banche private su suolo britannico, affinché scelgano Parigi nel post Brexit.

La preoccupazione delle banche nel post Brexit

Molte banche sono preoccupate dal post Brexit, perché non sanno se vi sarà un accordo tra lo UK e l’UE che consentirà loro di continuare le attività nell’Unione senza soluzione di continuità.

Molte compagnie assicurative hanno già aperto una sede in uno stato membro dell’UE da tempo, e così hanno fatto anche alcuni servizi di pagamento digitale che si sono spostati in Irlanda. Anche nel campo delle criptovalute c’è chi ha già in parte lasciato Londra, è questo il caso di Coinbase che per i clienti dell’Unione Europea ha aperto una sede in Irlanda.

10mila posti di lavoro a rischio

Se il Governo britannico e le banche non dovessero trovare un accordo sulle tasse loro imposte nel 2010 a causa della crisi finanziaria, tasse che sono state applicate come punizione per aver contribuito alla crisi, alcune tra le più grandi potrebbero lasciare il Paese di sua maestà e approdare in Normandia per poi raggiungere Parigi o una qualsiasi delle capitali europee pronte ad accoglierle.

Deutsche Bank, che già di suo ha seri problemi strutturali, impiega 4mila dipendenti a Birmingham insieme ad HSBC; JP Morgan da sola ne impiega altri 4mila a Bournemooth e Barclays ne impiega 1.700 a Sunderland ed Edimburgo.

Se tali banche dovessero spostare le attività di back office all’estero, il colpo all’economia non sarebbe solo sul piano finanziario e dell’accesso agli investimenti, che andrebbero importati, ma anche sul piano dell’economia reale con perdita di numerosi posti di lavoro se si considera anche l’indotto.

Brexit il 31 gennaio, ormai manca poco

Mancano pochi giorni all’uscita ufficiale del Regno Unito dal Trattato dell’Unione Europea, il 31 gennaio sarà l’ultimo giorno “insieme” anche se avremo ancora davanti a noi un anno di transizione.

Secondo alcuni un anno di transizione è troppo poco dopo quasi 50 anni di “strana convivenza” tra il Regno Unito e l’UE. Tuttavia va ricordato che il Paese non si è mai pienamente integrato, non usa l’euro e per questo è sempre rimasta ai margini dell’area euro, pur facendo parte dell’economia europea e dell’unione doganale per le persone e le merci.

Ci sarà ancora molto da conoscere sulla Brexit, e ne sapremo di più nel corso del 2020.

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