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Lorenzo Cuzzani
Ripple, Dash coin, Bitcoin, Monero and Ethereum

Hanno destato scalpore le recenti dichiarazioni dell’economista russo, Vladislav Ginko, circa l’impegno del governo di Mosca in ambito cripto.

Quanto affermato da Ginko è di difficile collocazione in ambito di effettività, ma è bene riportare il suo pensiero per avere una panoramica completa del fenomeno.

La speculazione di cui stiamo parlando si riferisce alla possibilità (in attesa di riscontri concreti) che il governo russo immetta nel mercato ben 470 miliardi di dollari di Bitcoin.

Il peso di una simile affermazione è presto detto: se quanto affermato fosse vero, tale contingenza causerebbe una reazione a catena nell’intero sistema criptovalutario, con diverse valute digitali a seguire il flusso e con un potenziale effetto toro inaspettato.

Così Ginko a Micky News: “Le sanzioni statunitensi potrebbero essere mitigate solo attraverso l’uso del Bitcoin. Proprio per tali sanzioni, l’elite russa è costretta a scaricare asset e dollari statunitensi e investire massivamente sui Bitcoin. La Banca Centrale Russa siede su 466 miliardi di dollari di riserve e deve diversificare in caso ci siano limitate opportunità di farlo”.

Ovviamente, non si è fatta attendere la replica istituzionale, attraverso Elina Sidorenko, responsabile del Dipartimento per la Valutazione di Rischio Associato alle Criptovalute presso la Duma di Stato, che bolla queste speculazioni come fake news.

E poi aggiunge: “ Non c’è un minimo di senso comune, molte meno idee che sarebbero considerate negli ambienti governativi. La Federazione Russa, come ogni altro paese nel mondo, oggi non è semplicemente pronta a combinare il suo tradizionale sistema finanziario con le criptovalute. E dire che in Russia questa idea può essere implementata nei prossimi -come minimo- 30 anni è lontano dal vero. Semplicemente non possiamo farlo, proprio per il fatto che non abbiamo alcuni meccanismi che ci permetterebbero di introdurre un sistema per la conservazione di tali asset. Mancherebbero autorità responsabili per lo stoccaggio ed enti responsabili per gli abusi”.

La difesa del Sistema istituzionale russo e la decostruzione delle speculazioni relative all’acquisto massivo di BTC da parte di Mosca non convince Ginko, che rincara la dose confutando la propria tesi con previsioni da lui stesso operate nella certezza del loro reale concretizzarsi.

Un punto di vista singolare, quello dell’analista russo, specie se si considera come non sia nuovo a previsioni esagerate o proclami dall’elevato tenore mediatico.

Salvando la facoltà di ogni analista di mantenere il proprio orizzonte previsionale, la vicenda di un ingente buy sul BTC da parte della Russia per poi immettere enormi flussi di criptovaluta sul mercato, il tutto per bypassare sanzioni o avvantaggiarsi di un Governo con cui c’è tensione, come quello Usa, appare frutto di una penna da romanzi di spionaggio più che di un’analisi approfondita.

Tematiche siffatte, appartengono più alla scienza politica che a quella finanziaria, sebbene siano fatti che non possano essere sottovalutati, in una dinamica d’insieme.

Non sembra che una simile notizia possa smuovere il mercato, più che altro per la difficile credibilità che ivi soggiace.

Quel che è certo è che se anche la metà di quanto affermato da Ginko fosse vero, allora le dinamiche cripto potrebbero cambiare in un batter d’occhio.

Meta discorsi. Solo il dato concreto potrà essere dirimente.

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