Approfondimento pre hard fork del 16 novembre: l’hard fork estivo e la nascita di BTH

Lorenzo Cuzzani

Ieri abbiamo riflettuto sulla fattispecie specifica dell’aggiornamento del software della catena dei blocchi, oggi analizzeremo quanto accaduto questa estate, precisamente nel mese di agosto.

È noto come in seno alla community del Bitcoin imperversasse da tempo un dibattito profondo.

L’oggetto di tale confronto aveva riguardo la criptovaluta in generale, poiché in molti si interrogavano sulla possibilità di implementare la velocità delle transazioni, sostenendo che tale miglioramento potesse essere volano di maggiore produttività.

La blockchain originale si componeva e si compone di una velocità di 1 mb, con l’ovvia conseguenza di rendere possibile solo un determinato numero di transazioni al secondo, 7.

Valore troppo ridotto per molti, specie operando un paragone con il volume operativo di alcuni competitor virtuali come Visa, che nello stesso lasso di tempo ne ospita 2000.

Tale contingenza, con un innegabile deficit di attesa per effettuare transazioni successive, è divenuta oggetto di un’istanza, in seno alla rete BTC, che avesse come obiettivo la risoluzione di una simile criticità, secondo un’ottica di ottimizzazione coerente con ogni moderna tecnologia.

Mesi di contenzioso virtuale hanno segnato l’addivenire di una soluzione condivisa: il 23 maggio 2017 veniva raggiunto l’accordo di New York.

Con questo accordo si rispondeva a un duplice esigenza: l’implementazione del software SegWit e l’aumento delle dimensioni del singolo blocco.

Questo compromesso in favore di una migliore scalabilità si proponeva di rilasciare la nuova versione del software Bitcoin attraverso un soft fork e introducendo poi SegWit, aumentandone  dimensione del blocco nel giro di 3 mesi (con l’adozione di SegWit2x il 16 novembre, per l’appunto).

SegWit ha visto la luce il 24 agosto ma non ha riscontrato consenso unanime in seno alla comunità BTC.

Da più parti si era sicuri come il nuovo software non costituisse una misura dirimente, trattandosi di una soluzione compromissoria e per questo solo temporanea.

Tale frangia maturò la consapevolezza di staccarsi dal pensiero prevalente modificando pesantemente il sistema, effettuando un hard fork al blocco 478558 e quindi biforcando la blockchain primaria: il primo agosto nasceva Bitcoin Cash, BCH.

Figlio del Bitcoin in tutto e per tutto, se ne distingue non solo per quanto detto sopra ma anche per il non utilizzo dell’aggiornamento SegWit, seguito dall’adozione di un blocco di ben 8MB.

Domani l’approfondimento su SegWit2x e sul fork del 16 novembre.

 

Focus: in cosa consiste veramente SegWit?

SegWit è l’acronimo di Segregated Witness.

È un protocollo usato da diverse valute alternative come Litecoin che ha come obiettivo l’ottimizzazione delle transazioni.

Il suo funzionamento è presto detto: prendendo le mosse dal suo obiettivo, SegWit altera il formato delle transazioni senza alterarne la dimensione, rendendo possibile registrare un maggior numero di operazioni sul singolo blocco.

È un software che implementa l’operatività.

La transazione è separata dai dati relativi alle firme (parte di codice che sblocca i Bitcoin da scambiare).
Operando un distaccamento tra la parte di convalida e il contenuto stesso della transazione è possibile liberare spazio sul singolo blocco che in questo modo ha una porzione libera maggiore da occupare da un più grande volume di transazioni.

Non farti sfuggire nulla!

Scopri cosa sta muovendo i mercati. Iscriviti per un aggiornamento giornaliero consegnato alla tua email.

Ultimi Articoli

Vedi tutto

Espandi Le Tue Conoscenze

Vedi tutto

Preferiti

SimboloUltimo PrezzoVariazione
EURUSD
EUR/USD
1.1731
-0.0010
-0.09%
GBPUSD
GBP/USD
1.3150
+0.0003
+0.02%
1230.8
-1.7300
-0.14%
CL
Petrolio Greggio
68.285
+0.0250
+0.04%
SPX
S&P 500
2797.2
-4.5000
-0.16%
DAX
DAX 30
12532.2
+19.250
+0.15%
Quotazioni Live

Migliori Promozioni

Migliori Broker