Il prezzo del petrolio greggio WTI arretra sotto i 90 dollari nonostante gli attacchi reciproci in Medio Oriente. Il gas arretra e guarda al supporto a 3 dollari tondi.
Il prezzo del petrolio greggio WTI non ha invertito il micro‑trend ribassista di inizio settimana, nonostante i nuovi attacchi reciproci tra USA e Iran. Le quotazioni sono rimaste sotto i 90 dollari al barile, in una fase di arretramento misurato ma chiaramente percepibile rispetto ai 95 dollari toccati appena due giorni fa. La dinamica suggerisce un mercato ancora prudente, con una pressione rialzista meno incisiva rispetto alle prime fasi del conflitto.
Arretra, seppur in misura contenuta, anche il prezzo del gas naturale, ora sotto quota 3,10 dollari. Il livello successivo da monitorare resta il supporto chiave dei 3 dollari tondi, che dovrebbe essere in grado di assorbire una pressione di vendita più decisa, almeno nella configurazione tecnica attuale.
Precisamente, oggi al momento della scrittura il petrolio greggio WTI segna esattamente 88,15 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,080 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI sta aggiornando nuovi minimi dai livelli di fine maggio 2026, in un contesto tecnico ancora complesso e reso più incerto dall’ennesima escalation. Nelle ultime ore, un raid lanciato da Trump nei pressi dello Stretto di Hormuz, e le successive ritorsioni iraniane con attacchi a basi statunitensi in Giordania e in altre aree sensibili, hanno riportato forte instabilità nei Paesi del Golfo.
Nonostante il riaccendersi delle ostilità, diversi analisti continuano a ritenere che il percorso negoziale resti sul binario giusto: alcuni funzionari avevano persino ipotizzato la possibilità di un accordo entro la fine del mese. Proprio per questo, le dichiarazioni attese nella giornata odierna, alla luce degli ultimi sviluppi militari, saranno cruciali per comprendere se le trattative potranno effettivamente proseguire.
Nel frattempo, il petrolio potrebbe trovare un primo argine ai ribassi sul supporto a 85 dollari, livello tecnicamente solido e già rilevante nelle scorse settimane. Un eventuale recupero di slancio rialzista permetterebbe invece alle quotazioni di superare con relativa facilità la resistenza a 90 dollari, aprendo poi la strada verso l’EMA a 50 giorni, attualmente in area 93,22 dollari.
Quanto al gas naturale, il supporto dei 3 dollari tondi potrebbe essere testato già nel corso della settimana, complice il graduale arretramento delle quotazioni. Si tratta del livello più rilevante nel brevissimo termine, sia per la sua valenza psicologica sia per il ruolo di spartiacque tecnico.
Ritengo che questo supporto possa reggere la pressione ribassista e offrire la base per un rimbalzo verso la riconquista dei 3,20 dollari. Se invece dovesse cedere con decisione, il break‑out ribassista aprirebbe spazio verso il supporto successivo a 2,80 dollari e, in estensione, verso i minimi relativi a 2,65 dollari, che tornerebbero rapidamente rilevanti.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.