Il petrolio WTI accelera il suo rally e si avvicina alla soglia degli 80 dollari, sostenuto dall’escalation militare tra USA e Iran e dai nuovi raid nello Stretto di Hormuz. Il gas naturale, invece, scivola sotto i 2,80 dollari e consolida una struttura ribassista dopo la rottura dei principali supporti tecnici. L’articolo analizza i livelli chiave e gli scenari di prezzo per entrambe le materie prime.
Il prezzo del petrolio greggio WTI accelera ulteriormente il suo rally, toccando i massimi delle ultime quattro settimane mentre il conflitto in Medio Oriente entra in una nuova fase di escalation, con raid notturni e lanci di missili che hanno già provocato una vittima nello Stretto di Hormuz. Intanto, al Congresso USA, Donald Trump ha comunicato formalmente che gli Stati Uniti sono di nuovo in guerra con l’Iran. In questo contesto, il traguardo degli 80 dollari al barile non appare più un’ipotesi remota.
Rimane invece debole il gas naturale, che estende la sua fase ribassista con un calo del 10,5% negli ultimi cinque giorni, scendendo sotto la soglia dei 2,90 dollari.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna 78,99 dollari al barile e il gas naturale si sposta appena sotto i 2,80 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI si mantiene ben al di sopra delle medie mobili esponenziali di breve periodo su base giornaliera, sospinto da un rally alimentato dalle notizie degli ultimi due o tre giorni. Prima o poi questa spinta rialzista dovrà fisiologicamente attenuarsi, ma l’escalation militare avviata da Trump potrebbe proseguire con attacchi più massicci e danni infrastrutturali più gravi rispetto ai precedenti episodi, mantenendo elevata la pressione sui prezzi.
In uno scenario di ulteriore deterioramento geopolitico, il rischio è quello di un’accelerazione del WTI oltre la soglia degli 80 dollari al barile, con un possibile test dell’attuale EMA a 100 giorni in area 82,50 dollari, livello da cui il mercato potrebbe poi tentare una fase di consolidamento.
Sul fronte ribassista, invece, un miglioramento del quadro bellico potrebbe favorire un riassorbimento parziale dei rialzi recenti, ridimensionando l’ampiezza del rally senza però invertire il trend fino ai supporti più profondi in area 73,50/72 dollari.
Il prezzo del gas naturale si muove in un chiaro territorio ribassista dopo la rottura del supporto psicologico dei 3 dollari e il successivo cedimento dell’area dei 2,90 dollari. La struttura tecnica rimane fragile e potrebbe favorire ulteriori esplorazioni verso nuovi minimi relativi; tuttavia, tra 2,70 e 2,65 dollari si intravede una possibile fascia di saturazione dei ribassi, da cui potrebbero emergere i primi tentativi di rimbalzo.
L’obiettivo rialzista principale resta fissato a quota 3 dollari, livello che, se riconquistato con convinzione, riporterebbe il gas naturale in una zona di prezzo più stabile e funzionale a eventuali nuove fasi correttive.
Per uno sguardo a tutti gli eventi economici di oggi, controlla il nostro calendario economico. È inoltre possibile seguire la nostra pagina Facebook per rimanere aggiornati sulle ultime notizie economiche e analisi tecniche.
Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.