Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano ancora in rialzo, insieme al gas naturale, spinto in territorio chiaramente bullish dalle novità sul conflitto in Medio Oriente.
Il prezzo del petrolio greggio WTI continua a scambiare sopra quota 105 dollari al barile, consolidando l’impostazione rialzista dopo gli ultimi sviluppi nel contesto mediorientale. A incidere è stato soprattutto il tentativo statunitense di aprire un corridoio di transito libero per le imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, una mossa percepita come una sfida diretta all’Iran.
Anche il gas naturale ha messo a segno un recupero significativo, riportandosi stabilmente oltre la resistenza dei 2,80 dollari e registrando un deciso progresso su base settimanale.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 104 dollari al barile, in lieve calo, e il gas naturale passa di mano a quota 2,839 dollari, sostanzialmente stabile.
Il prezzo del petrolio greggio WTI potrebbe spingersi fino a quota 110 dollari al barile nell’attuale fase di escalation che sta investendo il Medio Oriente. Una nuova fonte di tensione è rappresentata dagli attacchi iraniani con droni contro alcuni siti petroliferi negli Emirati Arabi Uniti, un elemento che rischia di alimentare ulteriormente l’instabilità regionale.
Gli Stati Uniti guidati da Donald Trump proseguono con una linea di forte pressione, ma quella che ormai viene considerata come la guerra per Hormuz sembra essere entrata in una fase di stallo particolarmente delicata. In questo contesto, il petrolio greggio WTI difficilmente scenderà sotto i 100 dollari al barile, perché le prospettive ribassiste appaiono al momento molto limitate.
Per il gas naturale, il ritorno sopra quota 2,80 dollari rappresenta un chiaro segnale di forza, mentre il test dell’area di 2,85 dollari potrebbe aprire la strada al recupero del livello intermedio successivo a 2,88 dollari, su nuovi massimi mensili. Da quel punto, l’obiettivo successivo resterebbe la soglia psicologica dei 3 dollari, livello sul quale il gas naturale potrebbe finalmente tentare una fase di stabilizzazione più strutturata.
Ritengo tuttavia che, allo stato attuale, una spinta così ampia fino ai 3 dollari resti prematura. Il rischio di un rimbalzo al ribasso rimane concreto e, per questa ragione, anticiperei la probabile fascia di stabilizzazione proprio sugli attuali livelli compresi tra 2,80 e 2,85 dollari.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.