Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano ampiamente sotto la resistenza di 100 dollari al barile e il gas naturale potrebbe spingersi fino ai 3 dollari tondi.
Il prezzo del petrolio greggio WTI continua a passare di mano intorno ai 100 dollari, attestandosi leggermente al di sotto di questo livello mentre la prospettiva di un accordo di pace in Medio Oriente rimane ancora astratta, dopo il rifiuto di Trump alla controproposta avanzata da Teheran.
I tavoli negoziali non risultano formalmente chiusi, ma un nuovo stallo potrebbe lasciare spazio a dichiarazioni e minacce sempre più aggressive, fino a sfociare in una possibile escalation militare con effetti immediati sul mercato del WTI.
Per quanto riguarda il gas naturale, segnaliamo che le quotazioni hanno beneficiato di una solida spinta rialzista, superando la fascia laterale compresa tra 2,70 e 2,80 dollari e portandosi fin sull’orlo dei 2,95 dollari, sui massimi delle ultime sei settimane.
Intanto, al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI quota 99,70 dollari al barile, mentre il gas naturale si attesta a 2,934 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI potrebbe stabilizzare brevemente, in vista di nuovi stimoli che con tutta probabilità imprimeranno una direzione rialzista alla commodity.
Un ritorno stabile sopra i 100 dollari (con la SMA a 10 giorni attualmente fissata a 100,55 dollari) permetterebbe un’estensione rialzista almeno fino alle resistenze successive di 102 e 105 dollari, soprattutto se accompagnata da nuove dichiarazioni ostili.
Quella che è ormai una guerra per il controllo dello Stretto di Hormuz potrebbe infatti proseguire anche dopo i tentativi di accordo, riportando la regione in una fase di forte instabilità. Secondo diversi analisti e osservatori geopolitici, Trump appare desideroso di chiudere il conflitto, ma non avrebbe ancora ottenuto da Teheran una risposta che gli consenta di rivendicare una vittoria politica dopo una serie di operazioni militari contro l’Iran piuttosto disordinate.
Per il gas naturale, invece, il mantenimento dei supporti a 2,92 e 2,90 dollari rappresenta la condizione necessaria per mantenere le quotazioni sui massimi relativi e mirare alla resistenza a 3 dollari.
La pressione di vendita è stata infatti percepita, in passato, già dai livelli di 2,85/2,88 dollari; un consolidamento sarebbe dunque fondamentale per procedere al rialzo e testare l’obiettivo rialzista principale e psicologico.
In caso di proseguimento dei rialzi dopo il break-out rialzista dai 3 dollari tondi, evidenziamo la possibilità di un’estensione rialzista anche fino all’EMA a 100 giorni a quota 3,138 dollari.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.