L’Argento cerca di apprezzarsi e punta a formare nuovi massimi relativi, nonostante le pressioni degli elevati costi energetici e del restringimento delle prospettive delle Banche Centrali.
Il prezzo dell’Argento continua a mostrare una struttura rialzista nel breve termine, estendendo la propria fase positiva per la quarta seduta consecutiva e riportandosi stabilmente sopra il livello psicologico degli 80 $ l’oncia durante la sessione europea di lunedì. Il recente recupero del metallo prezioso è sostenuto da un mix di fattori tecnici e geopolitici, ma il quadro generale resta estremamente delicato a causa delle prospettive prudenti della Federal Reserve e delle persistenti tensioni in Medio Oriente.
Nonostante il momentum favorevole, l’Argento deve confrontarsi con uno scenario macroeconomico che continua a penalizzare gli asset privi di rendimento. L’aumento dei prezzi energetici e il rafforzamento delle aspettative di tassi elevati più a lungo rappresentano elementi che potrebbero frenare ulteriori accelerazioni rialziste del metallo prezioso.
Il recente rialzo del petrolio, alimentato dall’instabilità nello Stretto di Hormuz e dall’incertezza sui rapporti tra Stati Uniti e Iran, sta contribuendo a riaccendere le pressioni inflazionistiche globali. In un contesto simile, le principali Banche Centrali restano prudenti e mantengono una linea monetaria restrittiva, limitando così l’appeal di asset come l’Argento.
A rafforzare questa impostazione sono arrivati anche gli ultimi dati macroeconomici statunitensi. I Nonfarm Payrolls hanno mostrato una crescita dell’occupazione di 115.000 unità nel mese di aprile, superiore alle attese degli analisti che si fermavano a 62.000 nuovi posti di lavoro. Sebbene il dato risulti inferiore rispetto ai 185.000 unità del mese precedente, il mercato continua a interpretare il report come segnale di un’economia americana ancora resiliente.
Sul piano geopolitico, il quadro resta altrettanto complesso. Le speranze di una svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran si stanno progressivamente affievolendo dopo il rifiuto da parte del presidente Donald Trump dell’ultima proposta di pace avanzata da Teheran, definendo il piano iraniano “totalmente inaccettabile”, aumentando nuovamente il livello di tensione sui mercati finanziari.
Al momento della scrittura il prezzo del metallo prezioso quota 80,396 $, in rialzo dello 0,07% ed in procinto di ritestare la zona di resistenza degli 80,75 $, unico ostacolo prima di rivedere i tori ritestare il livello annuale degli 84,03 $, il cui superamento aprirebbe le porte per un’estensione LONG consistente con target di breve termine gli 87,50 $.
Viceversa, una chiusura negativa sotto i 79,50 $ spingerebbe gli orsi a riprendere la loro pressione, con il livello annuale dei 76,787 $ a rappresentare il primo target SHORT di breve termine, il cui superamento permetterebbe all’Argento di ritestare il livello annuale dei 70,881 $ minimo delle ultime due settimane.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.