Il metallo giallo continua a subire pressioni di vendita, mentre le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della FED continuano a rafforzare il biglietto verde.
Il prezzo dell’Oro continua a muoversi in territorio debole, mantenendosi sotto il livello chiave dei 4.100 $ e restando vicino ai minimi delle ultime due settimane. Il metallo giallo fatica a trovare nuovi catalizzatori rialzisti in un contesto dominato dal rafforzamento del dollaro statunitense e dalle crescenti aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.
La pressione ribassista sul prezzo dell’Oro è aumentata sensibilmente negli ultimi giorni, con il mercato che ha progressivamente rivisto al rialzo le probabilità di un nuovo aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti. Le indicazioni emerse dall’ultima riunione della Banca Centrale americana hanno infatti rafforzato l’idea che il percorso di normalizzazione monetaria non sia ancora terminato.
Un altro elemento che continua a influenzare il mercato è rappresentato dall’andamento del petrolio. Nelle ultime settimane i prezzi energetici hanno registrato un netto ridimensionamento, favoriti dalla graduale normalizzazione dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Le autorità iraniane hanno infatti autorizzato il transito controllato di alcune navi commerciali, mentre gli Stati Uniti hanno introdotto una deroga temporanea alle sanzioni che consente la ripresa di parte delle esportazioni energetiche iraniane.
Questi sviluppi hanno contribuito a ridurre le tensioni sul fronte dell’offerta globale di energia e hanno alimentato un raffreddamento delle aspettative inflazionistiche. Tuttavia, il mercato ritiene che l’inflazione statunitense possa rimanere comunque sufficientemente elevata da giustificare ulteriori interventi della Federal Reserve.
Sul fronte geopolitico permane inoltre una certa incertezza. I rapporti tra Stati Uniti e Iran continuano a essere caratterizzati da messaggi contrastanti. Da una parte Washington sostiene che sono stati compiuti progressi significativi sul dossier nucleare iraniano, dall’altra Teheran continua a smentire l’esistenza di nuovi accordi formali riguardanti le ispezioni internazionali.
Al momento della scrittura il prezzo dell’Oro quota 4.076,575 $, in ribasso dello 0,83% ed in pieno tentativo di break-out SHORT del livello annuale dei 4.093,368 $; dal punto di vista tecnico, un break-out confermato permetterebbe agli orsi di puntare ai minimi annuali in zona 4.023,87 $, il cui superamento aprirebbe le porte per un’ulteriore estensione del ribasso, con il livello chiave dei 3.900 $ e il livello annuale dei 3.810,783 $ a fungere da principali obiettivi SHORT.
Viceversa, un pullback sopra il livello annuale dei 4.093,368 $ potrebbe gettare le basi per un’inversione di tendenza, con i tori che metteranno nel mirino i due più concreti target rappresentati dal livello chiave dei 4.200 $ e dal livello annuale dei 4.298,533 $
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.