L’Argento scende verso i 75 $, mentre i rendimenti obbligazionari USA si apprezzano dopo che il presidente USA Trump ha espresso fiducia in un accordo con l’Iran.
Il prezzo dell’Argento continua a muoversi in un contesto fragile, con il metallo prezioso che fatica a consolidare il recente tentativo di recupero dopo il rimbalzo registrato nelle ultime sedute. Durante la sessione europea di giovedì, il metallo prezioso oscilla in territorio negativo intorno ai 75 $ dopo aver fallito un’estensione rialzista sopra la resistenza di breve termine.
Il principale fattore che continua a pesare sulle prospettive del metallo prezioso è rappresentato dall’andamento dei rendimenti obbligazionari statunitensi. Dopo la correzione osservata mercoledì, i Treasury USA hanno ripreso a salire, riportando pressione sugli asset privi di rendimento come l’Argento. L’aumento dei rendimenti resta strettamente legato sia alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente sia alle persistenti pressioni inflazionistiche generate dall’impennata dei prezzi energetici. Nelle ultime settimane, infatti, la chiusura dello Stretto di Hormuz e i timori di un’interruzione delle forniture globali di petrolio hanno alimentato un forte rialzo del greggio, spingendo i mercati a rivedere le aspettative sui tassi di interesse.
Gli operatori ritengono ormai sempre più probabile che la Federal Reserve possa mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto o addirittura procedere con ulteriori rialzi dei tassi nel corso dell’anno. Secondo lo strumento FedWatch, la probabilità di almeno un rialzo dei tassi entro fine anno si mantiene intorno al 52%, un cambiamento radicale rispetto allo scenario precedente alla crisi geopolitica, quando il mercato scontava addirittura due tagli dei tassi.
Questo contesto continua a penalizzare l’Argento. Storicamente, infatti, rendimenti obbligazionari elevati riducono l’attrattiva degli asset che non producono interessi, poiché gli investitori tendono a preferire strumenti con ritorni più elevati e percepiti come relativamente sicuri.
Al momento della scrittura il prezzo del metallo prezioso quota 75,01 $, in ribasso dell’1,11% ed in pieno tentativo di riprendere la tendenza ribassista sfruttando la falsa rottura LONG del livello annuale dei 76,787 $ e il conseguente rimbalzo tecnico; una chiusura sotto i 75 $ permetterebbe agli orsi di spingersi ulteriormente al ribasso, con il livello chiave dei 74 $ e il livello annuale dei 70,881 $ a rappresentare i principali obiettivi SHORT.
Viceversa, un ritorno della pressione dei tori verrebbe vista, a questo punto, solo a seguito di una decisa chiusura sopra il livello annuale dei 76,787 $, con il livello psicologico degli 80 $ a fungere da principale e unico obiettivo concreto LONG.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.