Lunedì il metallo giallo ha attirato alcuni venditori, poiché le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno favorito il biglietto verde, una delle valute rifugio per eccellenza.
Il prezzo dell’Oro continua a muoversi sotto pressione nelle prime ore della sessione europea di lunedì, con il metallo giallo che è sceso momentaneamente anche sotto area 4.650 $ dopo il tentativo di recupero registrato nelle sedute precedenti. A pesare sulle quotazioni è soprattutto il rafforzamento del dollaro statunitense, sostenuto sia dall’aumento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente sia dalle aspettative di una Federal Reserve ancora orientata verso una politica monetaria restrittiva.
Il ritorno della domanda di dollaro come bene rifugio rappresenta infatti il principale ostacolo per il prezzo dell’Oro. Il recente ottimismo riguardo a una possibile de-escalation tra Stati Uniti e Iran si è rapidamente ridimensionato dopo il riaccendersi delle ostilità nello Stretto di Hormuz, una delle aree strategicamente più sensibili per il commercio energetico globale.
Il mercato aveva inizialmente accolto con favore le indiscrezioni relative a possibili accordi diplomatici tra Washington e Teheran. Tuttavia, le trattative sembrano essersi nuovamente arenate a causa delle profonde divergenze sul programma nucleare iraniano. Secondo quanto riportato da alcune testate, l’Iran avrebbe respinto la richiesta statunitense di smantellare parte delle proprie infrastrutture nucleari e sospendere l’arricchimento dell’uranio per i prossimi vent’anni.
Parallelamente, le nuove tensioni geopolitiche hanno provocato un ulteriore rialzo dei prezzi del petrolio greggio, alimentando nuovamente le pressioni inflazionistiche globali. Questo elemento sta modificando rapidamente le aspettative degli investitori sulla Federal Reserve. Il mercato, infatti, inizia a considerare sempre più concreta la possibilità che la Banca Centrale statunitense mantenga i tassi elevati più a lungo del previsto o addirittura proceda con nuovi rialzi entro la fine dell’anno. A rafforzare questa visione sono arrivati anche gli ultimi dati macroeconomici statunitensi.
Al momento della scrittura il prezzo dell’Oro quota 4.674,07 $, in ribasso dello 0,88% ma all’interno di una fase di lateralità che dura da diverse settimane; dal punto di vista tecnico, il metallo giallo è in mezzo a due fuochi, con i tori che punteranno ad aumentare le loro posizioni solo a seguito di un deciso consolidamento sopra il livello annuale dei 4.801,767 $, con il livello annuale dei 5.006,932 che fungerà da principale obiettivo LONG.
Al ribasso, un aumento della pressione degli orsi verrebbe considerato probabilmente solo a seguito di una chiusura sotto il livello annuale dei 4.550,15 $, con il livello annuale dei 4.298,533 $ che fungerà da principale obiettivo SHORT.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.