Nella sessione di giovedì il cambio euro dollaro rimane bloccato sotto 1,1640 nonostante i dati dell'Eurozona hanno mostrato che la produzione industriale è cresciuta oltre le aspettative a novembre.
Il prezzo dell’euro dollaro continua a mantenere un’impostazione debole e rimane bloccato sotto 1,1640 e restando pericolosamente vicino ai minimi di un mese in zona 1,1620. Il fiber fatica a reagire anche di fronte a dati macroeconomici europei migliori delle attese, segnale che il mercato resta fortemente concentrato sul quadro statunitense e sulle implicazioni per la politica monetaria.
I dati pubblicati da Eurostat hanno mostrato una produzione industriale dell’Eurozona più solida del previsto. A novembre, l’attività industriale è cresciuta dello 0,7% su base mensile, superando le stime di consenso, mentre su base annua l’aumento è accelerato al 2,5%. Numeri che, in un contesto diverso, avrebbero potuto offrire un sostegno al fiber. Tuttavia, l’impatto sul cambio è stato minimo, a conferma che il trend ribassista in atto dai massimi di fine dicembre rimane intatto.
Il motivo principale della debolezza dell’euro dollaro va ricercato nel rafforzamento strutturale del dollaro statunitense. Una serie di dati macroeconomici statunitensi migliori delle attese ha rafforzato l’idea che la Federal Reserve non abbia urgenza di allentare ulteriormente la politica monetaria nei prossimi mesi. In particolare, i dati pubblicati mercoledì hanno mostrato un’accelerazione dell’Indice dei Prezzi alla Produzione (IPP) e un deciso rimbalzo delle vendite al dettaglio, confermando una domanda interna ancora resiliente.
A rafforzare ulteriormente il dollaro ha contribuito anche un fattore politico-istituzionale. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha cercato di rassicurare i mercati dichiarando di non avere intenzione di rimuovere il presidente della FED Jerome Powell, nonostante le recenti tensioni e l’indagine penale citata nei giorni scorsi. Queste parole hanno contribuito ad attenuare i timori sull’indipendenza della Banca Centrale, che avevano inizialmente indebolito il dollaro statunitense a inizio settimana.
Al momento della scrittura, il prezzo del fiber quota 1,1621, in flessione dello 0,20%, e si trova in prossimità di un possibile proseguimento del trend ribassista avviato a fine dicembre. La pressione dei venditori resta predominante: una chiusura sotto area 1,1620 confermerebbe la forza degli orsi, aprendo la strada a un primo test del livello psicologico 1,1600. Un eventuale break deciso di quest’ultimo aumenterebbe le probabilità di un’estensione del movimento verso il minimo annuale a 1,1507.
Sul fronte opposto, uno scenario di inversione potrebbe prendere forma solo in caso di chiusura giornaliera sopra 1,1660. In tale contesto, il livello annuale di 1,1692 rappresenterebbe il principale ostacolo: un suo superamento confermato consentirebbe al cambio di accelerare rapidamente verso la resistenza chiave in area 1,1750.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.