Il cambio euro dollaro inizia la prima settimana di maggio in territorio negativo, con la promessa di Trump di liberare le navi nel porto di Hormuz che ha innescato una nuova escalation verbale con l'Iran.
Il prezzo dell’euro dollaro continua a muoversi in una fase di debolezza controllata, oscillando poco sopra quota 1,1700 dopo aver perso slancio rispetto ai massimi della scorsa settimana in area 1,1785. Il fiber si mantiene vicino ai minimi intraday, segnalando come il mercato stia progressivamente riassorbendo l’ottimismo precedente, in un contesto che torna a essere dominato da variabili geopolitiche e macro più complesse.
Il principale driver di questa fase è rappresentato dall’escalation delle tensioni in Medio Oriente. Le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato un’operazione per riaprire lo Stretto di Hormuz, hanno riacceso i timori di un confronto diretto con l’Iran. Il mercato non ha interpretato l’iniziativa come un fattore distensivo, ma piuttosto come un potenziale catalizzatore di ulteriore instabilità.
La reazione è stata immediata: il prezzo del petrolio è tornato a salire in modo deciso, con il Brent sopra i 108 $ e il WTI vicino alla soglia dei 100 $. Questo elemento è centrale per comprendere il comportamento dell’euro dollaro. L’aumento dei prezzi energetici alimenta aspettative inflazionistiche globali, spingendo gli investitori verso asset difensivi e rafforzando il dollaro statunitense come valuta rifugio.
In questo contesto, la valuta unica fatica a trovare supporto, nonostante alcuni dati macroeconomici europei abbiano mostrato segnali incoraggianti. L’indice PMI manifatturiero dell’Eurozona si è confermato a 52,2, il livello più alto degli ultimi quasi quattro anni, indicando una ripresa dell’attività industriale. Anche il sentiment degli investitori, misurato dall’indice Sentix, ha registrato un miglioramento, pur restando in territorio negativo.
Tuttavia, questi dati non stanno incidendo in modo significativo sul fiber, perché il mercato in questa fase sta dando priorità ai fattori esogeni, in particolare energia e geopolitica.
Al momento della scrittura il prezzo del fiber quota 1,1711, in ribasso dello 0,08% ma il posizionamento sopra il livello annuale 1,1692 suggerisce un probabile veloce rientro dei tori, i quali punteranno a chiudere in territorio positivo sopra 1,1750, l’unico grosso ostacolo prima di rivedere il fiber prima raggiungere il livello psicologico 1,1800 e successivamente il livello annuale 1,1918.
Viceversa, una chiusura al di sotto del livello annuale 1,1692 potrebbe portare gli orsi ad aumentare la loro pressione per dar inizio una correzione ribassista, con il livello chiave 1,1600 e il livello annuale 1,1507 che rappresentano i principali obiettivi SHORT.
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Consulente Finanziario Indipendente, laureato in Scienze Economiche e specializzato in Corporate Finance e Value Investing. Esperto in analisi tecno-grafica e fondamentale dei mercati, supporta gli investitori nel raggiungimento dei loro obiettivi finanziari attraverso una sana pianificazione basata sul valore reale dell'economia.