Il cambio euro dollaro passa di mano intorno al target intermedio di 1,1550, in attesa dei prossimi sviluppi tra accordi di pace e minacce di bombardamenti alle strutture energetiche.
Il cambio euro dollaro (EUR/USD) continua a muoversi in un contesto dominato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, con il mercato che oscilla tra timori di un’escalation e segnali di possibile distensione.
L’ultimatum lanciato dal presidente Trump all’Iran (con la minaccia di colpire infrastrutture energetiche) ha sostenuto il dollaro come bene rifugio. Parallelamente, indiscrezioni su un possibile negoziato per una tregua di 45 giorni tra Stati Uniti e Iran hanno introdotto un elemento di incertezza opposta, lasciando aperto uno spiraglio per un allentamento delle tensioni.
Esattamente come il petrolio, anche il cambio euro dollaro si trova dunque stretto tra due forze contrapposte: da un lato, la minaccia di un conflitto più ampio che sostiene il dollaro; dall’altro, la possibilità di un accordo temporaneo che potrebbe favorire un rimbalzo dell’euro.
In tale contesto, la volatilità resta elevata e la direzione del cambio dipenderà in larga misura dagli sviluppi diplomatici nelle prossime ore.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il cambio euro dollaro segna esattamente 1,1540, sostanzialmente stabile rispetto all’ultima chiusura.
Il cambio euro dollaro rimane schiacciato sotto quota 1,16, e anche nell’ipotesi di un accordo per una tregua difficilmente riuscirebbe a spingersi in un vero territorio rialzista. Il conflitto in Medio Oriente continua infatti a pesare in modo sproporzionato sulle economie dell’Eurozona, che più di tutte assorbiranno l’impatto della crisi energetica e delle pressioni inflattive collegate.
Lo scenario rialzista più ambizioso (quello che prevede un ritorno stabile sopra 1,18) rimane dunque prematuro. Perché si materializzi, servirebbe non solo una distensione duratura sul fronte geopolitico, ma anche segnali macro più convincenti dall’Eurozona.
Un ritorno sopra 1,16 rappresenterebbe comunque un primo segnale di sollievo, ma non basterebbe a invertire il quadro generale; solo una chiusura settimanale sopra 1,1650 aprirebbe spazio a un’estensione rialzista più concreta.
Il calendario economico di oggi si concentra solo su dati macro provenienti dagli Stati Uniti, con la variazione dell’occupazione settimanale secondo ADP e gli ordinativi di beni durevoli per Febbraio 2026.
Occhi puntati sulle prospettive di accordo tra USA e Iran e sul possibile attacco statunitense agli impianti energetici dell’area.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.