SpaceX quotata in Borsa al Nasdaq. L’IPO più grande della storia (per il momento) apre l’era nuova della Space Economy. Prossima destinazione spazio.
SpaceX (SPCX) ha debuttato al Nasdaq con la più grande IPO della storia dei mercati finanziari, raccogliendo 75 miliardi di dollari attraverso la vendita di 555,6 milioni di azioni a 135 dollari l’una.
L’apertura a 150 dollari ha segnato un rialzo immediato di oltre il 10%, con il titolo che ha superato rapidamente quota 160 dollari, portando la capitalizzazione sopra i 2.000 miliardi.
Questa operazione non rappresenta solo un record finanziario, è il segnale più evidente che la space economy è entrata in una fase di maturità industriale, con un impatto crescente su telecomunicazioni, difesa, osservazione della Terra, intelligenza artificiale (IA) e infrastrutture orbitali.
Analizziamo nel dettaglio l’IPO di SpaceX (SPCX), ma apriamoci anche al futuro dell’economia dello spazio e conosciamo quelli che sono i concorrenti che nei prossimi anni potrebbero decidere di quotarsi a loro volta.
SpaceX nasce nel 2002, fondata da Elon Musk, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i costi di accesso allo Spazio e abilitare missioni interplanetarie. Oggi è un conglomerato che integra lanci orbitali, Starlink, xAI e la piattaforma X (ex Twitter), dopo la fusione del 2026.
SpaceX ha rivoluzionato il settore portando il costo per chilogrammo in orbita da livelli storici di oltre 12.000 dollari/kg dichiarati dalla NASA, a 180 dollari al chilogrammo di materiale lanciato grazie ai razzi riutilizzabili.
SpaceX, secondo L’Economia del Corriere della Sera, avrebbe fatto a Lockheed Martin e Boeing ciò che Apple ha fatto a Ibm negli anni ‘80 e ciò che Ryanair ha fatto alle compagnie aeree europee negli anni ‘90.
Nel 2025 SpaceX ha generato 18,67 miliardi di dollari di ricavi, ma ha registrato una perdita netta di 4,94 miliardi, in gran parte dovuta all’assorbimento di xAI, che da sola ha bruciato oltre 6 miliardi.
La società ha accumulato un deficit storico di 41,3 miliardi di dollari. Per un investitore la capacità di gestire il debito deve venire prima dell’emozione di potersi fregiare di essere un azionista “di”.
La quotazione di SpaceX al Nasdaq non è stata una semplice operazione di mercato, ma un evento che ha catalizzato l’attenzione globale.
L’azienda di Elon Musk è arrivata al debutto con una struttura d’offerta imponente: 555,6 milioni di azioni di Classe A, collocate a 135 dollari l’una. Una cifra che, da sola, ha permesso alla società di raccogliere 75 miliardi di dollari, fissando un nuovo record assoluto per una IPO.
Il primo giorno di scambi ha confermato l’eccezionalità dell’operazione. Il titolo ha aperto a 150 dollari, ben al di sopra del prezzo di collocamento, segno di una domanda immediatamente superiore all’offerta.
Nel corso della seduta le azioni hanno continuato a salire, chiudendo a 160,95 dollari, con un rialzo vicino al 20% e una capitalizzazione che ha superato i 2.100 miliardi di dollari. Numeri che, fino a pochi anni fa, sarebbero stati impensabili per un’azienda aerospaziale.
Un elemento chiave è il flottante estremamente ridotto, stimato tra il 3% e il 4% del capitale totale. Una scelta che ha creato una scarsità artificiale di titoli sul mercato, amplificando la pressione d’acquisto e contribuendo alla corsa iniziale del prezzo. A questo si aggiunge la classica opzione greenshoe, che potrebbe portare sul mercato altre 83 milioni di azioni, ma senza alterare in modo sostanziale la dinamica di fondo.
La valutazione di SpaceX, già al debutto, incorpora aspettative molto elevate: multipli che ricordano le fasi iniziali delle big tech, più che quelli di un’azienda industriale. Per questo gli analisti hanno iniziato a delineare tre possibili traiettorie.
In ogni caso, l’IPO di SpaceX ha già ridefinito gli standard del mercato: non solo per le dimensioni, ma per il messaggio che manda agli investitori globali. Lo Spazio non è più un settore di nicchia, ma un’infrastruttura strategica su cui si gioca una parte crescente dell’economia del futuro.
SpaceX è partner chiave della NASA per il lander lunare della missione Artemis, un tassello strategico per la presenza umana sulla Luna. Il successo del programma è uno dei principali driver di valutazione futura.
Starlink è oggi la divisione più profittevole: oltre 12 milioni di abbonati in 164 Paesi, con ricavi in forte crescita e contratti governativi e militari che garantiscono introiti più o meno stabili sul medio e lungo periodo.
Il principale rivale privato, fondato da Jeff Bezos (Amazon), focalizzato su New Glenn, turismo spaziale e infrastrutture lunari. Non è quotata, ma è considerata il competitor più vicino per capacità tecnologica.
Blue Origin è comunque lontana anni dai successi di SpeceX, ma resta un competitor ad esempio nel fornire alla Nasa un modulo di atterraggio lunare per la missione Artemis.
Gli altri player emergenti sono:
Secondo ESA e OECD, la space economy globale è in piena espansione, trainata da:
Per creare una vera economia dello spazio servirà ovviamente una infrastruttura nello spazio come stazioni spaziali e questo è ciò che si prefigge di realizzare Axiom Space.
E poi c’è la moda. Il primo segnale è la collaborazione tra Prada e Axiom Space che insieme hanno creato una nuova tuta spaziale per le passeggiate spaziali e per l’uso sul suolo lunare. Una configurazione espressamente pensata per essere utilizzata da tutti.
La quotazione di SpaceX ovviamente rappresenta il punto di svolta: per la prima volta un’azienda spaziale integrata — lanci, telecomunicazioni, AI, infrastrutture orbitali — entra nei mercati pubblici con una valutazione superiore a quella di molte big tech.
L’IPO di SpaceX non è solo un evento finanziario: è l’inizio di una nuova fase della space economy, in cui lo Spazio diventa un’infrastruttura industriale, digitale e strategica.
Il mercato ora dovrà valutare se la promessa di Musk — “trasformare la fantascienza in realtà” — sarà sostenuta da ricavi, margini e capacità esecutiva.
Scrittore web freelance dal 2013, scrive di crypto economy dal 2016 e di fintech e mercati azionari dal 2018. Scrive inoltre di economia digitale.Dal 2018 collabora per FXEmpire.it scrivendo di crypto e mercati azionari con particolare attenzione a Borsa Italiana. Inoltre, cura la pubblicazione di articoli formativi a cadenza domenicale per l'area Formazione del sito di FX Empire Italia.