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greggio
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Il petrolio è la materia prima per eccellenza, basti pensare che la capitalizzazione di mercato del petrolio vale quanto le capitalizzazioni di mercato di tutte le altre commodities sommate insieme. Come investire nel petrolio, quindi, per trarre vantaggio da un asset che resta ancora il principale “motore del mondo” da cui dipende il funzionamento di industrie, mezzi di trasporto, approvvigionamento di energia elettrica per uso industriale e privato?

Le strade per investire nel greggio sono molte, a partire dal trading del petrolio come materia prima, investendo nelle Oil&Gas company, o ancora investendo in strumenti derivati come gli indici e gli ETF legati al settore petrolifero.

Vediamo nel dettaglio le varie forme di investimento nel petrolio, tenendo sempre bene a mente che quando si investe nei mercati finanziari è sempre buona norma diversificare il portafoglio su più comparti, per ridurre i rischi sull’investimento effettuato.

Investire nel petrolio come materia prima

Il petrolio è uno, ma in realtà sono tante le qualità presenti sul mercato internazionale. Come noto il petrolio viene estratto in numerose nazioni del mondo, e si può ben dire che le qualità di petrolio disponibili sono tante quante le nazioni produttrici.

Vi sono però due strumenti finanziari legati al petrolio disponibili per il trading, ed essi sono il Greggio Wti (West Texas Intermediate) e il Brent Crude.

Il Greggio Wti

Dal greggio Wti, deriva il prezzo del Wti ovvero una qualità di petrolio estratto nello Stato del Texas negli Stati Uniti d’America che si è affermato come benchmark a livello internazionale.

Da un punto di vista finanziario il Wti è un future, quindi uno strumento finanziario derivato che permette all’investitore di comprare barili di petrolio prevedendo che in data futura varrà un certo prezzo.

Il Brent Crude

Il Brent Crude è anch’esso uno strumento finanziario derivato, e rappresenta fisicamente le qualità di petrolio estratte nel Mare del Nord, in particolare il Brent, il Forties, l’Oseberg e l’Ekofisk. Queste qualità di petrolio sono anche note con la sigla BFOE.

Anche questo benchmark si è affermato a livello internazionale come riferimento per il prezzo del greggio.

Le varietà dell’OPEC

L’OPEC è l’Organizzazione petrolifera che rappresenta i grandi Paesi produttori di petrolio del Medio Oriente, dell’Africa e dell’America Latina. Anche se negli ultimi anni attraverso la formula OPEC+ si è allargato per comprendere altri attori come la Russia.

L’OPEC ha un suo basket dei prezzi, ma esso non è disponibile al trading per gli investitori. Questo basket dei prezzi, composto dalla media dei prezzi dei petroli estratti dai vari Paesi che fanno parte dell’organizzazione, ha più una funzione legata alla sola vendita del petrolio fisico a Stati terzi. Quindi l’OPEC daily basket price non lo troveremo come strumento finanziario disponibile al trading.

Per completezza riportiamo la lista completa dei petroli che compongono il basket:

Saharan Blend (Algeria), Girassol (Angola), Djeno (Congo), Zafiro (Guinea Equatoriale), Rabi Light (Gabon), Iran Heavy (Iran), Basra Light (Iraq), Kuwait Export (Kuwait), Es Sider (Libia), Bonny Light (Nigeria), Arab Light (Arabia Saudita), Murban (UAE) e Merey (Venezuela).

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Le azioni del petrolio in cui investire

Accanto al greggio come asset sul quale è possibile fare trading sin da ora come materia prima, troviamo le imprese quotate in Borsa del comparto Oil & Gas e i relativi titoli azionari.

Va detto che ogni Borsa internazionale ha le sue imprese quotate operanti in tale settore ed esse sono davvero tantissime.

Naturalmente non è necessario investire su ciascuna di esse, ma potrà bastare selezionarne alcune su diverse Borse mondiali per avere una buona esposizione ben bilanciata. Ed essenzialmente nel trading online si troveranno piattaforme di broker che offrono l’operatività principalmente sulle Borse più note.

Sulla Borsa Italiana abbiamo quindi Eni, Saipem (SPM), Snam (SRG), Edison.

Sulla Borsa di New York troviamo invece Exxon Mobil Corp (XOM) e Shell (SHLX), mentre a Parigi troviamo la Esso (ES), invece alla Borsa di Madrid abbiamo Repsol (REP).

Gli indici petroliferi su cui investire e gli ETF

Gli indici azionari sono un valido strumento finanziario che, quando dedicati ad un determinato comparto economico, consentono di investire su di un pacchetto di imprese senza la necessità di investire su ciascuna di esse.

Nel caso del settore del petrolio, alla Borsa Italiana troviamo il FTSE Italia petrolio e gas naturale. Come ETF troviamo invece il Wisdomtree Wti Crude Oil

Ampliando lo sguardo al mercato straniero troviamo anche lo Standard & Poor’s GSCI Crude Oil Index Excess Return (SPGSCLP) ed ancora gli indici Solactive WTI Crude Oil.

Tra gli ETF del petrolio troviamo invece:

  • United States Oil Fund.
  • ProShares Ultra Bloomberg Crude Oil.
  • Invesco DB Oil Fund.
  • United States 12 Month Oil Fund.
  • iPath Pure Beta Crude Oil ETN.

Quale futuro per l’industria del petrolio?

In questa panoramica dedicata al come investire nel petrolio, oltre a dedicare uno spazio agli strumenti finanziari su cui fare trading, vogliamo dedicare del tempo anche al futuro di questa preziosa materia prima.

Quale futuro per l’industria del petrolio quindi? Qui lo scenario si spacca un po’ in due, sotto la tensione cresciuta negli ultimi anni a favore di una economia sempre più basata su fonti di produzione dell’energia capaci di rispettare l’ambiente.

La transizione energetica appare come l’urgenza del momento e attori politici, grandi gruppi d’investimento e banche sembrano tutte sempre più orientate verso di essa.

In realtà anche le imprese del settore petrolifero e del gas sono orientate verso la transizione energetica. Il primo passaggio sarà verso una maggiore produzione di gas naturale, ritenuto essere meno inquinante del petrolio.

In prospettiva le grandi aziende che realizzano e gestiscono le infrastrutture petrolifere e del gas naturale come Snam, si stanno proiettando verso l’idrogeno e in particolare quello blu estratto proprio dal gas naturale, accoppiato ad un impianto di cattura della CO2.

Altre grandi imprese come Eni volgono lo sguardo all’eolico e al fotovoltaico, ma anche al moto ondoso.

Più in generale, come testimonia l’International Association of Oil & Gas Producers (IOGP), le imprese del settore petrolifero e del gas sono tra i primi protagonisti della transizione energetica e del passaggio ad un mondo low carbon, questo per un triplice motivo essenzialmente:

  1. sono quelle che gestiscono l’energia mondiale;
  2. sono quelle che hanno i capitali per fare la transizione;
  3. hanno compreso che la transizione è necessaria alla loro stessa sopravvivenza di lungo periodo.

Secondo l’IOGP nel 2040 avremo ancora molto bisogno del petrolio per alimentare i nostri mezzi di trasporto, tuttavia guardando ad un orizzonte più ampio ancora forse l’oro nero non rappresenterà più la fonte primaria da cui trarremo l’energia.

Concludendo

Investire nel petrolio resta ancora un grande affare per molti, e da molti è visto come una sorta di punto di riferimento che detta il sentiment anche in altri settori industriali e di riflesso finanziari. Ed in effetti è così.

Ma per bene investire nel petrolio, osservare i soli grafici dei prezzi potrebbe non bastare, ecco che accanto all’analisi tecnica sarà bene aggiungervi lo studio dei report, almeno annuali, prodotti dalle varie organizzazioni di settore che è possibile reperire attraverso i siti istituzionali di ciascuna entità: OPEC; IOGP; World Petroleum Council (WPC).

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