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Fabio Carbone
Yuan digitale

La criptovaluta del governo cinese è sempre più una concreta realtà. La Cina si appresta a coniare lo yuan digitale e, secondo il responsabile dell’Istituto di Ricerca sulle valute digitali del governo cinese, essa sarà migliore di Libra coin.

Changchun Mu, già direttore dei pagamenti della Banca di Cina (PboC), che a inizio agosto aveva rivelato alcune informazioni importanti sulla criptovaltua cinese, afferma che la criptomoneta cinese ha caratteristiche migliori di Libra coin, perché non ha bisogno di un wallet per essere depositata e/o scambiata tra le persone.

Lo yuan digitale potrà essere trasferito tra persone senza connessione internet e senza la necessità di un dispositivo mobile. Nel caso in cui gli utenti sceglieranno di usare gli smartphone come supporto, lo scambio avverrà attraverso la tecnologia NFC.

La valuta digitale non richiede un conto corrente e non sarà gestita dal tradizionale sistema bancario.

Come funziona lo yuan digitale

Lo yuan digitale avrà lo stesso valore legale dello yuan cartaceo.

Nei fatti un wallet digitale è necessario per conservare la valuta digitale e non è del tutto vero che sarà fuori dal controllo delle banche. In Cina, a differenza del mondo occidentale, le banche sono statali e private.

Nel caso dello yuan digitale non ci sarà una stretta gestione da parte delle banche statali, ma saranno le banche commerciali e private a gestire il flusso di denaro. In particolare le banche private apriranno un proprio conto presso la Banca di Cina, da cui compreranno lo yuan digitale al 100 percento del suo valore. Quindi le banche commerciali distribuiranno lo yuan dematerializzato tra i propri clienti che ne faranno richiesta.

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La Cina vuole proteggere la sovranità monetaria dello stato contro le criptovalute

Sin dal 2017, anno in cui le criptovalute mostrarono prepotentemente il loro potenziale, il governo cinese ha lavorato contro la proliferazione delle criptomonete nel suo sistema economico semi chiuso.

Il controllo dello stato in Cina è determinante, ecco che con un paio di leggi è stato sufficiente mettere alla porta il commercio legale di criptovalute e la proliferazione dei token attraverso le ICO.

La Cina, però, non ha mai scacciato la tecnologia blockchain, anzi, ha provato a farla propria per lanciare una moneta digitale nazionale, allo scopo appunto di proteggere la sovranità monetaria.

Lo yuan digitale, blockchain-based o meno, vuole essere la risposta più efficace a “minacce” quali Libra coin di Facebook e dei suoi partner.

Qui poco importa se la criptovaluta non viaggerà su una blockchain pubblica (ammesso che si tratti di blockchain), è fondamentale che i cittadini cinesi continuino a usare lo yuan e non altre valute digitali.

Lo impone la politica monetaria interna del Paese, il cui sistema economico per crescere ha bisogno di mantenere un certo equilibrio, dal momento che non è del tutto aperto. Le criptovalute non solo farebbero uscire dal controllo dello stato molti capitali, ma farebbero fuoriuscire dal sistema economico nazionale tali capitali.

La Cina, insomma, ha bisogno del sostegno finanziario di tutti i suoi cittadini e l’unico modo che ha per farlo è costringendoli a passare attraverso sistemi di pagamento fortemente controllati e controllabili.

A quando il lancio dello yuan digitale?

Non si conoscono date precise del lancio dello yuan digitale, ma da quando Changchun Mu è divenuto il nuovo direttore dell’Istituto di ricerca il progetto ha subito una accelerazione.

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