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La Bce e l’euro annoiano i trader

Barry Norman

Nella scorsa settimana, lo S&P 500 ha raggiunto i massimi storici di quota 2170, spingendo il Vix ai minimi degli ultimi due anni di quota 11,4. Il rendimento dei titoli statunitensi a 10 anni ha toccato il massimo successivo alla Brexit dell’1,62%. In questa settimana, la Bce ha mantenuto i tassi invariati, ma, nella giornata di giovedì, le affermazioni di Mario Draghi in merito alle “forme di sostegno pubblico” per le banche europee hanno spinto l’oro dai 1310$ ai 1330$ to $1,330 on Thursday.

La tensione provocata dalla Brexit continua, con la sterlina che, nella giornata di venerdì, si è mossa ulteriormente in ribasso contro le altre valute.

Secondo Samuel Tombs di Pantheon Macroeconomics, il declino dell’indice composito dei direttori degli acquisti dal 52,4 di giugno al 47,7 di luglio, il minimo dall’aprile del 2009, è stato il primo segnale dell’avvio di una fase di contrazione nel Regno Unito.

Tombs afferma: “Se l’indice dei direttori degli acquisti dovesse rimanere ai livelli di luglio ad agosto e a settembre sarebbe coerente con una riduzione del Pil pari allo 0,4% su base trimestrale.”

La sterlina ha perso lo 0,9% contro il dollaro, toccando gli 1,3123$, e lo 0,9% contro lo yen, raggiungendo quota 139,21. Al contempo, l’euro ha guadagnato lo 0,4% sulla sterlina per venire negoziato a 83,71 pence.

I trader dell’euro stanno inviando a Mario Draghi un messaggio chiaro: la politica monetaria sta raggiungendo un punto morto.

Basta osservare l’andamento della coppia valutaria maggiormente negoziata nel corso di quest’anno. La sua media mobile a 200 giorni è ferma intorno agli 1,10%, e ha registrato la mossa più debole di tutte le altre valute principali. Nel frattempo, Draghi e la Banca Centrale Europea sono andati ancora più a fondo con politiche di acquisto di titoli di Stato e di tassi di interesse in negativo. Di norma, tali misure possono avere un effetto destabilizzante sull’euro.

I membri della Bce e i banchieri centrali dei paesi industrializzati hanno ammesso che le politiche monetarie espansive incontrano dei limiti nel rilanciare la crescita e nel far aumentare l’inflazione. Quando la Bce ha portato per la prima volta il tasso sui depositi in negativo nel luglio del 2014, ha provocato un ribasso di circa il 20% dell’euro nei successivi nove mesi.

Le borse statunitensi

Per la prima volta i  due mesi, sono stati i titoli tecnologici e legati alle materie prime  –  e non i produttori di servizi o di beni per la casa – a guidare il rialzo dello S&P 500, salito per tutti i dodici giorni dall’inizio della stagione degli utili. Le società di computer e software sono risultate il miglior compartimento degli ultimi cinque giorni, contribuendo all’avanzata dello S&P 500, mossosi in rialzo per la quarta settimana consecutiva.

I guadagni del 15% o più registrati da imprese come EBay Inc. e Chesapeake Energy Corp. hanno rallegrato i rialzisti in cerca di una dimostrazione che vi sia qualcosa di più, oltre lo scarso rendimento dei titoli di Stato, alle origini del rialzo dei mercati azionari. L’ascesa si è manifestata con le società quotate nello S&P 500 che mostravano segnali di rottura del declino degli ultimi quattro mesi, alimentando l’ottimismo circa l’imminente, tanto atteso, rimbalzo degli utili.

Bill Schultz, che controlla 1,2 miliardi di dollari come direttore degli investimenti della McQueen, Ball & Associates Inc. di Bethlehem in Pennsylvania, sostiene: “I dati sull’economia degli Stati Uniti hanno fornito un notevole contributo e hanno fortificato la fiducia nella capacità di tenuta del mercato. La stagione degli utili sta diffondendo un po’ più di ottimismo, allontanandoci da quell’approccio difensivo tenuto nei giorni immediatamente successivi alla Brexit.”

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