I mercati hanno aperto con una serie di dati deludenti sulla Cina, che potrebbero impostare il tono della settimana. Nei prossimi sette giorni, la Cina pubblicherà, infatti, dati di notevole rilevanza. Nella mattinata di oggi, la bilancia commerciale della Cina ha mostrato un andamento negativo, causato dal forte calo delle esportazioni e delle importazioni. L’avanzo commerciale, ossia il valore delle esportazioni al netto delle importazioni, ha costituito un argomento di accesa discussione tra i politici statunitensi. Questi ritengono che le esportazioni cinesi sono attraenti, in particolare per i consumatori degli Stati Uniti, per i prezzi volutamente inferiori, a svantaggio dei produttori interni. Ora, sebbene Pechino sembri allontanarsi da un’economia fondata sulle esportazioni, la Cina mantiene un avanzo commerciale e sta costantemente espandendo i suoi commerci in alcune importanti direzioni.

Secondo l’Amministrazione Generale delle Dogane cinese, le esportazioni sono diminuite del 4,4% in termini di dollari dal dato dello scorso anno. Sebbene costituisca un miglioramento rispetto al calo del 4,8% registrato a giugno, la lettura ha deluso le previsioni del mercato, che davano la contrazione al 3%. Nei primi sette mesi del 2016, il valore delle esportazioni è diminuito del 7,4% rispetto al dato dello stesso periodo dello scorso anno.
In termini di yuan, le esportazioni sono aumentate del 2,9% dal giugno del 2015, sottolineando gli effetti del deprezzamento della valuta cinese negli ultimi dodici mesi. Un funzionario dell’Amministrazione Generale delle Dogane cinese ha affermato che la pressione sulle esportazioni dovrebbe cominciare a diminuire all’inizio del trimestre che si aprirà a dicembre.
Come le esportazioni, anche le importazioni hanno deluso, diminuendo del 12,5% rispetto ai livelli dell’anno scorso, ben più della contrazione attesa del 7%. Il dato è peggiore anche del calo dell’8,4% su base annuale registrato a giugno, e costituisce il maggior declino su base annuale dal febbraio di quest’anno.

Dopo la pubblicazione dei dati sulla Cina, sia l’Aussie sia il kiwi si sono mossi in ribasso. L’AUD perde 8 punti, mentre lo NZD cede 33 punti per venire negoziato a quota 0,7111. Per il resto, la reazione dei mercati è stata debole, suggerendo come gli investitori ritengano che il deludente rapporto di luglio sul commercio della Cina semplicemente accresca le possibilità di nuove misure di stimolo fiscale e monetario adottate della autorità cinesi. Il mercato valutario è rimasto invariato, mentre le borse asiatiche hanno mantenuto i notevoli guadagni conseguiti prima della pubblicazione dei dati sul commercio della Cina.

Contro il dollaro, lo yen ha perso 20 punti per venire negoziato a quota 101,99. Tuttavia, il valore della divisa nipponica è ancora troppo elevato per la Banca del Giappone, che non riesce a svalutare. Secondo i trader, l’apprezzamento del dollaro sullo yen ha subito la pressione del calo dei tassi di interesse a lungo termine negli Stati Uniti, provocato dalla decisione della Banca d’Inghilterra, presa nella giornata di giovedì, di adottare misure di politica espansiva per impedire il rallentamento dell’economia a seguito della Brexit.
Per quanto concerne l’occupazione negli Stati Uniti, i dati sulle buste paga dei settori non agricoli dovrebbero registrare un incremento paria 180000 nuovi occupati. Un funzionario di una banca giapponese ha affermato: “I trader del mercato valutario dovrebbero reagire (a un dato positivo) acquistando dollari contro lo yen.”

Tuttavia, mentre aumentano le aspettative se condo cui la Federal Reserve si asterrà dall’innalzare i tassi alla prossima riunione sulla politica monetaria, che si terrà a settembre, secondo un membro di un’importante società finanziaria, “L’apprezzamento del dollaro sullo yen sarà limitato.”
Dopo essersi mosso in forte rialzo, a seguito della pubblicazione dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti, nella giornata di venerdì, il dollaro ha perso 8 punti. La valuta statunitense viene negoziata a quota 96,11.
Il prossimo dato di notevole importanza per i mercati sarà l’inflazione in Cina, che dovrebbe rimanere modesta nonostante le misure di stimolo adottate dal governo cinese. L’inflazione al consumo dovrebbe nuovamente scendere all’1,8% e i prezzi alla produzione dovrebbero diminuire al 2%. Negli Stati Uniti non verranno diffusi dati rilevanti fino alla giornata di venerdì, quando verranno pubblicati l’indice della fiducia dei consumatori e le vendite al dettaglio.

