Dopo che il governo giapponese pubblica il programma di stimolo, la Rba taglia i tassi di 25 punti base

Barry Norman

La mattinata è iniziata con i trader intenti ad analizzare il nuovo programma di stimolo annunciato dal primo ministro giapponese, Shinzo Abe, nella serata di ieri. Lo yen viene negoziato a quota 101,97, reagendo debolmente al piano del governo. Nella scorsa settimana, Abe ha sorpreso i mercati annunciando le nuove misure di politica economica, ma ha preferito attendere la decisione della Banca del Giappone. Nella giornata di venerdì scorso, il governatore Kuroda ha deciso di mantenere i tassi e la politica monetaria invariati, limitandosi ad aumentare l’acquisto di Etf, ma mantenendo il programma di stimolo annuale totale allo stesso tasso. Secondo una fonte informata, la spesa attuale ammonterà a circa 7 trilioni di yen, con il resto che consisterà in prestiti e altre forme di finanziamento, probabilmente spalmati su più anni. Il pacchetto è l’ultimo di una lunga serie di misure che hanno avuto un effetto limitato sull’economia. La promessa di Abe di attuare riforma strutturali – che andassero a incidere su questioni come le normative sull’immigrazione e sul lavoro – ha deluso le aspettative. 

I trader stanno seguendo con attenzione la decisione sul tasso di interesse che la Reserve Bank of Australia prenderà nella giornata di oggi. L’Aussie viene negoziato a quota 0,7556, all’interno della gamma di oscillazione della Rba. Dopo la pubblicazione dei dati sulle licenze edilizie e sul commercio internazionale dell’Australia per il mese di giugno nelle prime ore della sessione, i mercati concentreranno l’attenzione sul vero evento della giornata: la decisione della Rba sul tasso di interesse del mese di agosto. I dati sul commercio e quelli sulle licenze edilizie hanno entrambi deluso. I mercati si aspettavano una reazione immediata dopo il taglio di 25 punti base del tasso di interesse attuato dalla Rba. L’Aussie ha perso circa 30 punti e viene attualmente negoziato a quota 0,7556.
Secondo Richard Grace, capo stratega per le valute della Commonwealth Bank, la decisione della Rba sul tasso di interesse costituisce una “soluzione di emergenza. La decisione della Rba sulla riduzione del tasso di interesse è interamente determinata dalle previsioni di inflazione. Non dipende dal fatto che l’economia australiana necessiti disperatamente di altre misure di stimolo per sostenere la domanda. A nostro parere, la Rba taglierà i tassi di interesse. La mossa dovrebbe provocare un modesto ribasso dell’AUD, che toccherebbe quota 0,7400, scendendo un altro poco nelle successive 24 ore. La decisione di non tagliare il tasso di interesse causerebbe un rialzo dell’AUD al di sopra di quota 0,7600.”

I mercati osserveranno, inoltre, la Reserve Bank of New Zealand, dato che nessuno sa cosa aspettarsi da Graham Wheeler e dal suo tentativo di manovrare l’economia della Nuova Zelanda in condizioni difficili. Finora, Wheeler non è riuscito a raggiungere il centro del suo obiettivo di inflazione tra l’1 e il 3%, stimolando il dibattito sull’opportunità di un simile tasso in condizioni di debolezza generale delle pressioni sui rezzi e di mercato immobiliare in surriscaldamento. Il kiwi viene negoziato a quota 0,7215, ben al di sopra della sua solita gamma di oscillazione. Wheeler ha tagliato il tasso di interesse al minimo storico del 2,25% e ha lasciato intendere che un’ulteriore riduzione sarà probabilmente necessaria per far aumentare l’inflazione, attualmente ad appena lo 0,4%. Al contempo, il basso costo del credito sta alimentando un boom del settore immobiliare che, ad Auckland, ha visto i prezzi quasi raddoppiare dal 2007.

Nella mattinata di oggi, l’indice del dollaro tocca quota 95,74, in lenta ripresa dopo il ribasso sperimentato nella giornata di venerdì. Durante la sessione di lunedì, il dollaro si è apprezzato sulla maggior parte delle valute dopo aver registrato il peggior andamento degli ultimi tre mesi nell’ultima settimana.

Nella scorsa settimana, l’indice del dollaro, che misura l’andamento della valuta statunitense rispetto a sei controparti principali, ha perso il 2%. La mossa è stata provocata dall’incapacità della Fed di fornire un calendario chiaro dei prossimi innalzamenti dei tassi. Sul dollaro ha, inoltre, pesato il dato sulla crescita degli Stati Uniti, risultata inferiore alle attese.

L’euro si è mosso in rialzo, toccando gli 1,1202 dollari, e la sterlina è salita a 1,3213 dollari.  La valuta degli Stati Uniti è scesa da 0,9694 a 0,9679 franchi svizzeri, muovendosi in rialzo sul dollaro canadese, da quota 1,3047 a quota 1,3095.

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