Il petrolio greggio WTI ha superato la soglia chiave dei 85 dollari, rafforzando lo scenario rialzista in un contesto geopolitico sempre più teso tra USA e Iran. Il gas naturale, invece, resta vicino ai minimi mensili e fatica a recuperare la resistenza dei 3 dollari. In questo articolo analizziamo i livelli tecnici cruciali e le prospettive di breve periodo per entrambe le commodity.
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha infine superato l’obiettivo rialzista più rilevante, quello a 85 dollari, che avevamo già individuato nelle nostre precedenti analisi sul tema.
Il gas naturale sta invece riuscendo a mantenersi stabile sotto i 2,90 dollari dopo aver tentato una ripresa che non si è concretizzata in un netto recupero della resistenza a 3 dollari tondi.
Al momento, l’attenzione resta puntata sulle quotazioni dei futures sul petrolio greggio WTI, che con il conflitto in corso tra USA e Iran potrebbero ulteriormente salire, visto il possibile ingresso in una fase ancor più violenta delle ostilità.
Oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 85,18 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,879 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha già superato la soglia dei 85 dollari al barile, aprendo una fase in cui il mercato potrebbe tentare un consolidamento su questo livello per evitare ritracciamenti troppo ampi.
Tuttavia, il contesto geopolitico estremamente instabile e il protrarsi degli attacchi tra Stati Uniti e Iran continuano a esercitare una pressione rialzista che rende plausibile un’ulteriore estensione del movimento. In questo scenario, i target successivi si collocano ormai in area 86,50 e 88 dollari, livelli che fungerebbero da anticamera alla resistenza principale a 90 dollari.
Un eventuale ritorno ai tavoli diplomatici potrebbe certamente frenare la corsa del WTI e favorire una fase di ritracciamento qualora si arrivasse a una nuova tregua.
Evidenziamo che l’impatto del conflitto sulle infrastrutture petrolifere e la persistenza delle tensioni limitano la profondità delle correzioni: nel brevissimo termine, appare dunque poco probabile un arretramento sotto gli 80 dollari, livello che dovrebbe continuare a rappresentare un solido pavimento tecnico.
Il prezzo del gas naturale si mantiene ancora in prossimità dei recenti minimi mensili, dopo un tentativo di recupero che non è riuscito a generare un’inversione credibile. Già in area 2,90 dollari la pressione ribassista è tornata a farsi evidente, spingendo le quotazioni verso il basso e riportando il mercato su livelli più fragili.
In questo momento il supporto a 2,880 dollari è nuovamente sotto esame: un suo cedimento strutturale aprirebbe la strada a un’estensione verso i 2,850 dollari, zona che rappresenterebbe il nuovo riferimento tecnico per valutare la tenuta del trend.
Lo spartiacque delle quotazioni si è ormai spostato proprio su 2,90 dollari, livello che funge da baricentro tra uno scenario marcatamente bearish e un contesto più costruttivo di recupero. Solo un ritorno stabile sopra tale soglia permetterebbe di ricostruire un minimo di momentum, mentre il vero obiettivo rialzista rimane a 3 dollari tondi.
Quest’ultima resistenza psicologica e tecnica, almeno per ora, continua a concentrare una forte pressione di vendita alle sue porte.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.