Il complicarsi dello scenario geopolitico in Medio Oriente spinge il greggio verso i target rialzisti in area 85 dollari. Tentativo di rimbalzo anche per il gas naturale, trainato dai timori sulle forniture europee.
Nella scorsa settimana, complice l’intensificarsi degli aggiornamenti sul conflitto in Iran, il prezzo del petrolio greggio WTI ha proseguito la sua corsa al rialzo, superando la rilevante resistenza dei 80 dollari al barile ed estendendo ulteriormente l’avanzata.
Un proseguimento delle ostilità, in assenza di segnali credibili di un accordo nel brevissimo termine, potrebbe alimentare nuovi allunghi e spingere il WTI verso il successivo obiettivo tecnico in area 85 dollari al barile.
Quanto al gas naturale, gli ultimi ribassi hanno ceduto il posto a una fase di recupero ancora piuttosto limitata, ma che ha permesso in chiusura weekly il ritorno sopra quota 2,90 dollari.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna 83,53 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,880 dollari.
Con l’ultimo allungo, il petrolio greggio WTI ha messo a segno nuovi massimi mensili e si sta avvicinando a target rialzisti più ambiziosi, abbandonati nella seconda metà di giugno dopo le prime aperture diplomatiche. Il passo indietro sul fronte dei negoziati, innescato dagli attacchi statunitensi in Iran che proseguono da oltre una settimana, rischia ora di allontanare una prospettiva di stabilità in Medio Oriente e di alimentare nuove spirali rialziste.
In questo contesto, lo scenario più marcatamente ribassista, quello osservato sotto i 70 dollari, è chiaramente fuori dai giochi. Tutt’al più, il WTI potrebbe ritracciare sotto gli 80 dollari per consolidare poco al di sotto di questo livello. È rilevante, a tal proposito, la presenza dell’EMA a 30 giorni in area 78,57 dollari, livello sicuramente da monitorare in caso di ritracciamento.
Quanto al prezzo del gas naturale, la ripresa dai minimi relativi sotto i 2,85 dollari si configura essenzialmente come un tentativo di rimbalzo, probabilmente ancora in corso e orientato verso un recupero dei livelli a 2,90 e 2,95 dollari. In parte, questo movimento è alimentato anche dalle crescenti preoccupazioni (soprattutto in Europa) che una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz possa innescare nuove tensioni energetiche, riducendo l’offerta destinata al Vecchio Continente.
Un rafforzamento dello scenario rialzista dovrà necessariamente passare per un recupero deciso della soglia dei 3 dollari tondi; una volta superato questo livello, mi attenderei una breve fase di consolidamento, utile a verificare la solidità del breakout e a valutare l’eventuale estensione verso target più ambiziosi.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.