Il prezzo del petrolio greggio WTI segna una prima ripresa di rilievo, che testimonia la pulsione di fretta del mercato per un raggiungimento dell'accordo tra USA e Iran. Il gas naturale riesce invece a superare i 3 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI rimane ancora in chiara impostazione ribassista, ma è costretto a riprendere quota in conseguenza della smentita, da parte di Washington, di una bozza di accordo con Teheran.
Indubitabilmente, le parti sono ancora al lavoro e si potrebbe raggiungere l’obiettivo prefissato, ma se l’attesa dovesse perdurare non stupirebbe un graduale recupero del WTI anche oltre i 95 dollari al barile. Insomma, il mercato sta scommettendo ancora su una risoluzione del conflitto, senza però alcuna certezza su tempistiche e modalità.
Quanto al gas naturale, invece, la commodity ha superato nuovamente i 3 dollari tondi ma fatica a stabilizzarsi troppo oltre questa resistenza. Il target successivo, a 3,20 dollari, pare ancora eccessivamente ambizioso.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 92,14 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,078 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI mostra alcuni segnali di ripresa che il mercato interpreta come una crescente impazienza. Un ulteriore rinvio dell’accordo potrebbe infatti riportare le quotazioni al rialzo; allo stesso modo, un mancato esito diplomatico rischierebbe di spingere gli USA a colpire nuovamente infrastrutture iraniane, con un conseguente aumento dei prezzi.
Sul piano tecnico, l’area dei 95 dollari al barile rappresenta la prima resistenza di rilievo, mentre il principale obiettivo rialzista resta fissato a 100 dollari, livello che, al momento, ritengo ancora difficilmente raggiungibile.
Al contrario, nuove rassicurazioni sul fronte negoziale potrebbero favorire un ritorno verso il supporto dei 90 dollari. Per superare con decisione questa fascia, ancora non testata in modo convincente, ritengo però necessari fatti concreti e non semplici dichiarazioni di intenti.
Muovendosi su fasce laterali piuttosto strette, il gas naturale è riuscito infine a riconquistare l’area dei 3 dollari, avviando un tentativo di stabilizzazione su orizzonti rialzisti più ambiziosi, come 3,10 e 3,12 dollari. L’allungo è stato favorito da un incremento della domanda di gas naturale liquefatto statunitense.
L’obiettivo principale rimane comunque a 3,20 dollari, un livello che richiederebbe una spinta macro più ampia e definita rispetto a quella osservata finora. In sua assenza, lo scenario più probabile è una stabilizzazione appena sopra il nuovo supporto psicologico dei 3 dollari tondi, con il mercato che potrebbe consolidare i progressi recenti in attesa di segnali più robusti.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.