Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano nuovamente sopra i 90 dollari al barile, mentre il gas arretra dopo essersi spinto su nuovi massimi relativi.
Il prezzo del petrolio greggio WTI è tornato leggermente sopra i 90 dollari al barile, pur restando in una fase di evidente debolezza dopo lo stop alle trattative tra Stati Uniti e Iran. Il consenso di mercato continua a ritenere probabile un accordo, ma l’incertezza sulle tempistiche alimenta volatilità e timori sui mercati internazionali.
Come previsto, il gas naturale ha invece ceduto terreno: i prezzi non sono riusciti a mantenersi sopra i 3,30 dollari nell’ultima sessione di scambi e hanno infine ripiegato. L’impostazione tecnica rimane comunque saldamente rialzista, ma il movimento correttivo ha riportato le quotazioni verso l’area sotto i 3,20 dollari.
Intanto, oggi al momento della scrittura, il prezzo del petrolio greggio WTI segna esattamente 91,27 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 3,175 dollari.
l prezzo del petrolio greggio WTI torna a muoversi in recupero, nonostante le dichiarazioni di Trump secondo cui i colloqui con l’Iran proseguiranno e una possibile tregua tra Israele e Hezbollah sarebbe vicina, anche se al momento non vi sono conferme ufficiali.
In questa fase, ogni segnale di ritardo o incertezza nei negoziati continua a esercitare una spinta rialzista sul WTI, che potrebbe gradualmente estendere il recupero fino all’area dei 95 dollari al barile. Poco sopra tale soglia, in area 95,50 dollari, transita anche l’EMA a 30 giorni, un livello tecnico rilevante per valutare la forza del rimbalzo.
Al contrario, nuove rassicurazioni su progressi concreti nei negoziati (intendo non semplici dichiarazioni di Trump, ma conferme da entrambe le parti) potrebbero riportare pressione ribassista sul WTI. Il supporto a 90 dollari potrebbe essere nuovamente messo alla prova, ma per una rottura più profonda sarebbero necessari stimoli ribassisti più chiari e strutturati.
Quanto al gas naturale, l’arretramento sotto i 3,30 dollari non arriva affatto come una sorpresa: già in prossimità dell’area dei 3,20 dollari (seconda resistenza intermedia di rilievo) la commodity aveva iniziato a mostrare segnali contrastanti e un rallentamento della spinta rialzista.
Il movimento correttivo rientra nelle logiche di un classico ritracciamento e non altera in alcun modo lo scenario rialzista dominante; semplicemente, il gas naturale si riporta su una fascia di prezzo più comoda, utile per tentare una stabilizzazione proprio intorno al livello intermedio dei 3,20 dollari.
Rimane invece ancora poco raggiungibile il target a 3,50 dollari: l’ultimo arretramento ne è una conferma indiretta, evidenziando come la pressione rialzista necessaria per spingersi fin lì non sia ancora pienamente maturata.
Per uno sguardo a tutti gli eventi economici di oggi, controlla il nostro calendario economico. È inoltre possibile seguire la nostra pagina Facebook per rimanere aggiornati sulle ultime notizie economiche e analisi tecniche.
Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.