Il petrolio greggio WTI prosegue il suo rally sopra i 90 dollari, sostenuto dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e da un momentum ancora solido. Il gas naturale, invece, arretra nuovamente verso i 2,90 dollari dopo aver mancato il test dei 3 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI si muove con decisione sopra quota 90 dollari al barile, sostenuto dall’ultimo rally ancora in corso e alimentato dal delicato contesto geopolitico in Medio Oriente.
L’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran continua infatti a esercitare una pressione rialzista che rende plausibile un’estensione del movimento. Non sorprende dunque che le quotazioni abbiano già superato i 92 dollari e possano spingersi fino all’area dei 95 dollari al barile, dove si colloca il successivo livello tecnico di rilievo.
Sul fronte del gas naturale, come previsto, il recente arretramento non ha consentito un test credibile della soglia psicologica dei 3 dollari. La debolezza del momentum ha favorito un ritorno verso i 2,90 dollari, livello che torna a rappresentare il baricentro della fase attuale e il punto da cui valutare eventuali nuovi tentativi di recupero
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna 91,65 dollari al barile e il gas naturale 2,912 dollari.
Il petrolio greggio WTI rallenta solo marginalmente sotto i 92 dollari al barile dopo il forte rally delle ultime sedute, un movimento che rimane pienamente inserito in uno scenario rialzista ancora intatto.
La progressione delle quotazioni, sostenuta dal contesto geopolitico teso, lascia aperta la possibilità di un’ulteriore estensione del trend.
La prossima resistenza significativa si colloca in area 95 dollari, mentre il target psicologico dei 100 dollari (senza dubbio ambizioso) non può essere escluso del tutto, se la pressione rialzista dovesse mantenersi costante.
Sul fronte dei possibili arretramenti, lo scenario rimane comunque orientato al rialzo, ma non si può escludere una correzione verso i 90 dollari. Un cedimento più marcato porterebbe l’attenzione sull’SMA a 100 giorni, situata a 89,84 dollari, riferimento tecnico di rilievo per valutare la solidità del movimento.
Oltre tale soglia, i successivi livelli da monitorare sarebbero 88 dollari e 86,50 dollari, aree che delimitano la parte bassa del canale di medio periodo.
Il gas naturale mostra una struttura di mercato chiaramente indebolita, con un rialzo che si è esaurito prima ancora di mettere alla prova la soglia psicologica dei 3 dollari.
Dopo il tentativo di recupero avviato a fine giugno, il momentum non è riuscito a consolidarsi: la progressione si è fermata in anticipo, lasciando spazio a un ritorno verso l’area dei 2,90 dollari, che torna a rappresentare il baricentro della fase attuale. Questo comportamento evidenzia come la pressione rialzista sia rimasta troppo fragile per sostenere un breakout credibile, segnalando un mercato ancora dominato da forze ribassiste di medio periodo.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.