Il prezzo del petrolio greggio WTI passa di mano abbondantemente sotto i massimi relativi e si ferma sugli 82 dollari al barile. Anche il gas arretra ancora sotto i 2,70 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha registrato un netto arretramento rispetto ai massimi relativi raggiunti durante il picco dell’ondata di attacchi statunitensi in Iran.
Con la riapertura dei mercati questa settimana, la pressione rialzista si è attenuata in seguito alla sospensione delle operazioni militari USA, un elemento che potrebbe favorire un nuovo tentativo di dialogo e di ricerca di un accordo di pace tra le parti coinvolte. In questo contesto, il WTI è sceso fino a testare il target intermedio a 82 dollari al barile.
Il gas naturale, invece, ha ampliato in modo marcato il proprio declino, scivolando sotto il supporto dei 2,70 dollari e aggiornando i minimi delle ultime undici settimane.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna 81,88 dollari al barile e il gas naturale passa di mano a 2,692 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI potrebbe consolidarsi in prossimità dell’area di resistenza a 82 dollari, cercando un nuovo equilibrio sopra l’EMA a 50 giorni, attualmente in transito a 82,45 dollari al barile.
Si tratterebbe di uno scenario solo moderatamente rialzista, caratterizzato da una struttura ancora fragile e pronta a reagire con forza a eventuali sviluppi geopolitici. Un riaccendersi del conflitto potrebbe riattivare la spinta verso l’alto, mentre un ritorno ai tavoli negoziali aprirebbe la strada al ripiegamento lungo il supporto a 80 dollari, primo livello di difesa tecnica.
Il contesto geopolitico rimane tuttavia infiammato e ciò suggerisce prudenza nel formulare proiezioni ribassiste troppo estese. A mio avviso, il supporto a 80 dollari conserva una buona probabilità di tenuta, potendo assorbire la pressione discendente per limitare eventuali arretramenti strutturali nel breve periodo.
Il prezzo del gas naturale resta chiaramente impostato al ribasso dopo la rottura del supporto a 2,70 dollari, un livello che nelle ultime sedute non è riuscito a riconquistare con continuità. I tentativi di risalita sopra questa soglia sono stati deboli e rapidamente respinti, segnalando che la pressione di vendita rimane dominante e che il mercato non ha ancora trovato una base credibile per un rimbalzo tecnico.
Per attenuare almeno in parte questo momentum negativo sarebbe necessario un recupero più ampio, con un ritorno stabile sopra 2,815 dollari; solo oltre questo livello le quotazioni rientrerebbero nella fascia laterale che ha caratterizzato le due settimane precedenti.
Fino ad allora, ogni rimbalzo appare come un semplice pullback verso i precedenti supporti che ora svolgono il ruolo di resistenze, con un rischio concreto di ulteriori discese nel brevissimo periodo.
Per uno sguardo a tutti gli eventi economici di oggi, controlla il nostro calendario economico. È inoltre possibile seguire la nostra pagina Facebook per rimanere aggiornati sulle ultime notizie economiche e analisi tecniche.
Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.