Il prezzo del petrolio greggio WTI continua a mantenersi debole sotto i 70 dollari e il gas rimane in fascia laterale.
Il prezzo del petrolio greggio WTI ha chiuso la scorsa settimana ancora in calo, scivolando fin sotto i 70 dollari al barile e posizionandosi non lontano dai minimi relativi. Un ulteriore arretramento potrebbe segnare il ritorno sul supporto a 65 dollari al barile, una fascia di prezzo non ancora testata a dovere, ma che potrebbe certamente attirare l’attenzione dei trader ribassisti.
Il gas naturale, invece, rimane stabile poco sopra la fascia laterale e conferma un trend nel complesso rialzista, sebbene in misura moderata. La resistenza più ardua da superare corrisponde al target di 3,335 dollari.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il petrolio greggio WTI segna esattamente 68,62 dollari al barile e il gas naturale 3,177 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI rimane sotto pressione a causa del progressivo allentamento delle tensioni in Medio Oriente. L’attenzione dei mercati è rivolta ai primi negoziati tra Stati Uniti e Iran, che potrebbero riprendere l’11 luglio, al termine delle cerimonie funebri per l’Ayatollah Khamenei, ucciso all’inizio del conflitto.
Una rapida risoluzione diplomatica potrebbe agevolare una flessione dei prezzi fino al supporto chiave dei 65 dollari al barile. Tuttavia, ulteriori e più marcati ribassi appaiono poco plausibili, dato che il contesto generale resta condizionato dai timori per i danni inflitti dai combattimenti alle infrastrutture petrolifere mediorientali.
A mio avviso, lo scenario più probabile vede ancora un recupero verso l’area dei 70 dollari, con una successiva stabilizzazione su tali livelli. Proprio a 70,50 e 71,40 dollari transitano, rispettivamente, la media mobile semplice (SMA) e la media mobile esponenziale (EMA) a 10 giorni, che potrebbero fungere da target naturali per questa fase di assestamento dopo gli eccessivi ribassi delle ultime sedute.
Il prezzo del gas naturale continua a muoversi in una fase spiccatamente laterale, mostrando difficoltà a spingersi stabilmente oltre la soglia dei 3,20 dollari. Sebbene la dinamica tecnica di breve termine appaia congestionata, i catalizzatori prevalenti mantengono un’impostazione di fondo moderatamente rialzista.
Il target principale a 3,335 dollari resta inviolato, nonostante i ripetuti test effettuati nelle scorse settimane. Una sua rottura formale aprirebbe la strada verso la resistenza successiva a 3,50 dollari; tuttavia, al momento non si scorgono sul mercato market mover sufficientemente solidi da innescare e sostenere un rally di tale portata.
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Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.