Il prezzo del petrolio greggio WTI arretra fin sotto il supporto a 90 dollari, mentre al contrario il gas naturale riprende quota in maniera significativa a causa del calo della produzione.
Il prezzo del petrolio greggio WTI continua a muoversi in territorio ribassista e arriva a infrangere, seppur in misura ancora contenuta, il supporto dei 90 dollari al barile. L’arretramento si inserisce nella stessa cornice discendente alimentata dalle prospettive di nuovi accordi tra USA e Iran, un fattore che potrebbe continuare a condizionare il mercato anche nei prossimi giorni.
Per quanto riguarda il gas naturale, stiamo invece osservando una ripresa sopra quota 2,60 dollari. I recenti rialzi sono stati sostenuti da un calo della produzione e dalle aspettative di una domanda più robusta nelle prossime due settimane.
Precisamente, oggi al momento della scrittura, il prezzo del petrolio greggio WTI segna esattamente 89,66 dollari al barile e il gas naturale si muove sui 2,665 dollari.
Il prezzo del petrolio greggio WTI conferma la fase ribassista e scivola ora fin sotto la soglia dei 90 dollari al barile. Un recupero di questo livello resterebbe comunque alla portata, ma il tentativo di rottura indica già quanto il mercato stia attribuendo fiducia ai prossimi colloqui di pace tra USA e Iran.
Un’eventuale prosecuzione dei ribassi potrebbe mettere alla prova i supporti a 88 e, in estensione, a 85 dollari al barile. È tuttavia plausibile che, a un certo punto, intervenga una spinta rialzista: il contesto geopolitico e i danni infrastrutturali nel Golfo non consentono infatti un indebolimento prolungato e senza tregua.
Un riferimento tecnico ancora raggiungibile, qualora la pressione ribassista dovesse proseguire, si colloca in area 87 dollari, in corrispondenza dell’EMA a 50 giorni. Proprio su questa soglia potremmo assistere a un primo tentativo di stabilizzazione, nell’ipotesi in cui il target dei 90 dollari non venisse riconquistato nelle prossime ore.
Quanto al gas naturale, la lieve ripresa non stravolge il quadro tecnico di brevissimo termine, che rimane nel complesso ancora debole. Il recupero del livello a 2,65 dollari potrebbe però garantire una stabilizzazione di breve termine per scongiurare nuovi tentativi ribassisti fino ai minimi di Ottobre 2024.
Se il calo della produzione dovesse sostenere ancora le quotazioni, allora a quota 2,70 e 2,72 dollari si troverebbero le prime resistenze di rilievo.
Alberto Ferrante è un editorialista finanziario specializzato in mercati valutari, materie prime e criptovalute. Dopo aver completato gli studi in economia, ha iniziato a scrivere per diverse testate, approfondendo temi legati ai mercati internazionali. Dal 2018 collabora con FX Empire, inizialmente curando una rubrica sulle analisi premarket in Europa. Nel tempo, il suo focus si è ampliato all’analisi tecnica dei principali asset finanziari, con particolare attenzione alle dinamiche dei cambi valutari, delle materie prime e delle criptovalute.Come Managing Editor di FX Empire Italia, monitora da vicino l’evoluzione dei mercati, combinando un approccio tecnico con l’analisi macroeconomica per offrire agli investitori una visione chiara e approfondita delle tendenze globali.